giovedì 28 agosto 2014

Il trattato di Tordesillas e la Inter Caetera: Spagna e Portogallo si spartiscono il Nuovo Mondo

Nel 1454 il Portogallo aveva ottenuto dal papa Niccolò V con la bolla Romanus Pontifex, il riconoscimento dei suoi possedimenti in Africa e il monopolio della rotta verso le Indie. Dopo il primo viaggio di Cristoforo Colombo, il re portoghese Giovanni II avanzò delle pretese sulle terre scoperte dall'esploratore genovese, ritenute erroneamente parte delle Indie Orientali, e per questo da considerarsi però zona di influenza lusitana. Il re spagnolo Ferdinando, allarmato dalla pretese portoghesi, chiese a papa Alessandro VI, anch'egli spagnolo, di farsi arbitro della questione. Il Pontefice con la bolla Inter Caetera (giugno 1493) dichiarò i due regni iberici titolari dei diritti di esclusivo dominio sulle terre già scoperte e da scoprirsi e venne tracciata una linea di demarcazione (raya) che doveva delimitare le zone di espansione spagnola e portoghese. Posta a 100 leghe a ovest delle isole Azzorre e del Capo Verde, tutte le terre emerse scoperte e da scoprire a occidente di questa linea, venivano assegnate al re di Castiglia e Leon a cui spettava anche il compito di portare la dottrina cristiana alle popolazioni indigene sottomesse.
Il Portogallo ritenne tale suddivisione troppo favorevole agli spagnoli e minacciò di ostacolare la navigazione spagnola sulle proprie acque. Al termine di un complesso negoziato Spagna e Portogallo si accordarono per una nuova spartizione e con il trattato di Tordesillas (1494) la raya venne spostata 370 leghe a ovest di Capo Verde,  il che avrebbe quindi successivamente garantito i diritti portoghesi sul Brasile. Il trattato verrà poi sancito anche da papa Giulio II nel 1506.
Il Trattato di Tordesillas non poteva ovviamente prevedere la successiva rapida ondata di esplorazioni verso oriente e con il trattato di Saragozza nel 1529 Spagna e Portogallo regoleranno le rispettive zone di influenza anche per l'Asia e il Pacifico.
lunedì 1 ottobre 2012

L'alleanza di Roma con Sanniti ( 354 a.c) e Cartagine ( 348 a.c.)

A metà del IV secolo a.C. i Romani conquistarono anche la città di Sora nella riva sinistra dell’alto Liri: con la loro spinta offensiva verso sud avvennero i primi contatti con i Sanniti che si trovavano dall’altro lato del fiume Liri. I Sanniti erano una popolazione ancora allo stato tribale che si erano raggruppati in quattro zone: i Caraceni a nord del Sannio con centri principali Aufidena ( Alfidena) e Bovianum Vetus; al centro i Pentri nel Tiferno e nel Matese; gli Irpini a est di Benvento; i Caudini al confine con la Campania. Alla fine del V secolo alcuni gruppi mossero verso la Campania fondendosi con gli abitanti locali, Etruschi e Greci e costituendo nuove comunità a se stanti senza alcun rapporto con gli altri Sanniti rimasti sulle montagne. Romani e Sanniti decisero di stringere nel 354 A.C un patto di amicizia. Anche I Sanniti subivano le scorribande dei Galli strumentalizzate da Siracusa. Così come le azioni di disturbo condotte dalle navi greche sulle coste laziale ostacolavano la politica di preminenza di Roma sul Lazio. Da qui l’interesse di entrambi i popoli a fare fronte comune contro le rispettive minacce.
Per garantirsi la sicurezza sulle coste laziali Roma strinse nel 348 un nuovo accordo con Cartagine, il secondo dopo quello già stipulato nel 509. Anche in questo caso le clausole del trattato ci sono state tramandate da Polibio che le riprese dai documenti consultati negli archivi del tempio di Giove Capitolino: in cambio della garanzia della supremazia sul litorale laziale ( dove c’erano città autonome come Caere ma ad essa collegate), Roma riconosceva a Cartagine l’incontrastata superiorità nei traffici marittimi del Tirreno e del Mediterraneo occidentale. Anche Roma aveva interesse in tali traffici e per questo si serviva dei porti di Anzio e di Circei ma sopratutto di quello di Ostia, sulla foce del Tevere, la cui costruzione è accertata a partire dal IV sec a.C. Tramite questo porto i Romani tendevano ad allacciare relazioni con i principali porti meditrerranei e per questo era importante stringere patti con le principali potenze marinare per tutelarsi dagli atti di pirateria praticati su larga scala in tutti i mari e da tutte le marinerie.
sabato 18 agosto 2012

Vassallaggio e beneficio: i due volti della fedeltà feudale nel Medioevo

Investitura del vassallo da parte del Signore feudale
I secoli del Medioevo che si caratterizzano per la formazione della signoria di banno ( il potere giurisdizionale dei grandi signori terrieri), sono quelli in cui si assiste anche allo sviluppo del feudalesimo, o come si chiamano oggi, dei rapporti vassallatico-beneficiari. Questo genere di relazioni nacquero in epoca carolingia quando il legame personale tra sovrano e i propri soldati o funzionari, sancito da un giuramento di fedeltà, si saldò con la concessione di un beneficio o feudo, costituito in genere da un bene fondiario assegnato dal sovrano in godimento vitalizio come corrispettivo del servizio prestato dal vassallo. La cerimonia d'investitura con la quale il vassallo rendeva omaggio al Signore aveva un significato altamente simbolico: il vassallo poneva le mani giunte fra quelle del signore, gesto che evidenziava la protezione richiesta e concessa, e il giuramento veniva rafforzato dallo scambio reciproco del bacio.
Ben presto il vincolo feudale uscì dal rapporto originario tra sovrano e sudditi, e così anche vescovi, abati conti e marchesi cominciarono a creare la propria rete clientelare di fedeli e armati. In una società sempre più caotica in cui la violenza si diffondeva, è sopratutto a partire dal XII secolo che i titolari di signorie per evitare un pericoloso isolamento trovavano più conveniente giurare fedeltà a un signore più potente e in cambio di protezione gli consegnavano la propria signoria, per poi riaverla indietro sotto forma di feudo. Di conseguenza il vassallo vedeva legittimato il proprio potere e veniva difeso dal suo superiore; inoltre pur perdendo giuridicamente la proprietà del suo fondo ne manteneva il possesso giacchè a quel tempo i feudi erano divenuti ereditari.
sabato 14 luglio 2012

Roma e le tensioni con Ernici, Tarquinia e Caere . Le Tabulae Ceritium

Contestualmente al ripristino dell’alleanza con i Latini ( 358), Roma dovete affrontare nuovi focolai di guerra. Nel Lazio settentrionale si ebbero delle contese sanguinose con Tarquinia che vennero risolte da una pace nel 351 a.C. Anche con Caere si ebbero delle tensioni che misero a rischio l’antica alleanza, ma non si arrivò a degli scontri armati. Anzi con quest'ultima nel 353 venne stretto un patto di amicizia della durata di cento anni. Dallo scambio tra le due città dei diritti civili, ius commercii e ius connubii, già praticato come detto dalle famiglie più ricche, si venne formando una particolare categoria di persone che acquisivano dei diritti civili propri del cittadino romano , ma senza godere dei diritti politici, e per questo venivano registrati come cittadini sine sufragio. Tale gruppo si venne progressivamente allargando man mano che ad essa venivano inclusi cittadini romani che per colpe commesse venivano privati dal censore dei diritti politici. ( e per questo motivo la dizione Tabulae Caeritium in cui venivano registrati i nomi di queste persone che non godevano dei diritti politici, venne assumendo una connotazione spregiativa del tutto assente in origine).
A sud nel 358 si ebbero delle tensioni con gli Ernici risoltesi però prontamente. Nel 357 invece scoppiarono delle rivolte dei Volsci di Priverno e nel 354 di Tivoli spalleggiata da Praeneste. In entrambi in casi i Romani ebbero la meglio, riuscendo anche a scacciare da Satrico la colonia di Volsci che vi si erano nuovamente insediata ( 348).
sabato 30 giugno 2012

Contadini servi e liberi nell'Alto Medioevo

Ricostruire la condizione sociale e giuridica dei coltivatori dell'Alto medioevo non è semplice. Se a Roma esisteva la fondamentale distinzione tra schiavi e uomini liberi, nella società medievale le differenze erano assai più sfumate. A Roma gli schiavi non godevano di alcun diritto civile o politico, erano proprietà di un padrone che esercitava su di loro diritto di vita e di morte. Agli schiavi adibiti alla coltivazione di ville e latifondi romani veniva garantito esclusivamente il vitto e l'alloggio. Essi rappresentavano la principale forza produttiva dell'economia agricola, ma già dal II secolo tale sistema cominciò a registrare i primi sintomi della crisi. Gli schiavi erano diventati rari e preziosi e i proprietari assicuravano loro un pezzo di terra che doveva garantirne il sostentamento; costoro in cambio dovevano devolvere ai padroni parte del raccolto, giornate di lavoro e fare omaggio di altri prodotti in natura.
All'inizio del medioevo esistevano ancora schiavi che vivevano in casa del padrone ed erano legati a lui da un vincolo personale: venivano chiamati servi o prebendarii ( praebenda era chiamato il vitto loro fornito) le cui condizioni di vita erano migliorate rispetto al passato giacchè per esempio veniva loro concesso di avere una propria famiglia. I documenti altomedievali registrano anche un altro tipo di uomini chiamati servi, non legati da un vincolo personale al padrone e dunque giuridicamente liberi anche se in pratica la loro libertà era solo formale. Costoro, in quanto discendenti degli antichi schiavi accasati, erano legati alla terra che coltivavano da generazioni e che non potevano abbandonare insieme alla loro famiglia, giacchè costituivano beni immobili appendici dell'appezzamento di terra esattamente come le sementi, gli attrezzi da lavoro, gli animali e dunque in caso di cessione del terreno questi servi ne seguivano il destino passando alle dipendenze di un nuovo padrone. Questa sorta di servi in affitto sono stati denominati dagli storici "servi della gleba", mentre nelle fonti del tempo li ritroviamo per lo più con il nome di "servi casati", poichè risiedevano in una loro casa indipendente.
I veri uomini liberi, più vicini al senso moderno del termine, erano i coltivatori nati da uomini in condizione non servile, oppure coloro che erano stati affrancati dal padrone. C'erano gli affittuari di terre signorili che gestivano un terreno dovendo corrispondere al proprietario del fondo un canone e prestazioni in natura o lavoro, a condizioni comunque meno dure rispetto a quelle che gravavano sui servi. Sui coltivatori diretti di fondi di loro proprietà, che pure esistevano, le fonti ci hanno fatto prevenire ben poche notizie. Questa carenza di informazioni è probabilmente dovuta a che al fatto che spesso questi contadini erano costretti a cedere il terreno di proprietà o "allodio" ( nella lingua antico basso francone occidentale allhod significa "piena proprietà") in cambio di una protezione che i funzionari dello Stato non erano più in grado di garantire.
martedì 5 giugno 2012

Il Model Treaty degli Stati Uniti ( 1776)

Il Model Treaty fu un modello di accordo commerciale che il Congresso continentale degli Stati Uniti elaborò nel contesto della guerra d'indipendenza in funzione di un prossimo trattato da stipulare inizialmente con la Francia, unica nazione che sembrava in grado di appoggiare le istanze rivoluzionarie americane nella guerra con i britannici. Il Model Treaty più in prospettiva avrebbe dovuto dettare le linee guida del Nuovo Stato nelle relazioni commerciali con tutti gli altri Paesi.
Principale ispiratore del tratto fu John Adams, il leader rivoluzionario più attento all'evoluzione del diritto internazionale. Adams cominciò a lavorarci nel marzo 1776, procurandosi una serie di testi britannici che raccoglievano gli accordi diplomatici più importanti dell'ultimo secolo. Fortemente influenzato dall'ideologia del libero commercio presente nel Common Sense di Thomas Paine, Adams aveva in precedenza già espresso la sua concezione dei rapporti che il nuovo Stato avrebbe dovuto avere con gli altri Paesi: era fondamentale evitare qualsiasi coinvolgimento nelle "guerre europee"; un'indipendenza reale si sarebbe potuta acquisire solo con la "neutralità". Per evitare di divenire vittima degli intrighi della politica europea bisognava limitarsi a stipulare "trattati commerciali" che favorissero l'apertura al "mercato americano". Non ci doveva essere "alcuna connessione politica o assistenza militare e navale dalla Francia"; Adams scrisse: non desidero "altro che il commercio, un mero trattato marittimo"
Nel giugno del 1776 il Congresso continentale, oramai prossimo a dichiarare l'indipendenza americana diede incarico a una commissione di cinque membri (John Dickinson, Benjamin Harrison, Robert Morris, Benjamin Franklin e John Adams)
di redigere un modello di trattato da sottoporre alla Francia e alle altre potenze straniere. Il trattato venne completato in settembre e adottato dal Congresso quando l'indipendenza era già stata proclamata.
Il testo definitivo riprendeva le considerazioni elaborate da Adams nei mesi precedenti enfatizzando la libertà di commercio che avrebbe dovuto assicurare ai mercanti americani gli stessi diritti dei mercanti francesi: "Nel commercio, non ci sarebbe stata alcuna nazionalità". Addirittura il trattato prevedeva la possibilità che qualora una delle parti fosse stata coinvolta in una guerra, la controparte avrebbe potuto continuare a commerciare liberamente con i nemici. Nella bozza di trattato non era inoltre presente alcun impegno politico militare: qualora l'alleato fosse entrato in guerra con un paese terzo, gli Stati uniti non lo avrebbero sostenuto nell'impegno bellico. Nel testo veniva solamente previsto che qualora la Francia fosse entrata in guerra con la Gran Bretagna, gli Stati Uniti non avrebbero dato appoggio a quest'ultima.
John Adams sopravvalutava la capacità di attrattiva commerciale della nazione americana e difatti l'effettivo trattato siglato nel 1778 tra Francia e Stati Uniti si discostò parecchio dal Model Treaty sia sul piano commerciale ( stabilendo ad esempio il principio del mutuo riconoscimento della nazione più favorita nel commercio e nella navigazione) sia sul piano dell'accordo militare che impegnava gli Stati Uniti in una vera e propria alleanza difensiva in base alla quale essi dovevano sostenere la Francia in caso di guerra con la Gran Bretagna e ostacolare i traffici britannici. Benchè temporaneamente accantonati, i principi dei diritti dei neutrali e della libertà di commercio presenti nel Model Treaty sarebbero diventati un costante caposaldo della politica estera americana: gli Stati Uniti si proponevano come una nazione mercantile e attraverso il commercio puntavano a rafforzare la propria posizione nel sistema internazionale. Il Model Treaty nell'intreccio tra commercio e diplomazia esprimeva anche l'idealismo americano di proporre non solo alla Francia ma a tutto il mondo una diversa impostazione delle relazioni internazionali da contrapporre all'ordine del concerto europeo e di cui cui gli Stati uniti avrebbero dovuto assumere il ruolo di garante e di guida.

Bibliografia
T. Bonazzi, L'antieuropeismo degli americani, Rivista il Mulino 2/2003
M. Del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1976-2006 , Laterza 2008
W. LaFeber, The American Age: U.S. Foreign Policy at Home and Abroad, W. W. Norton & Company, Londra-New York, 1994
F. Gilbert, To the Farewell Address: Ideas of Early American Foreign Policy, Princeton University Press, 1961
A. Stephanson, Destino manifesto. L'espansionismo americano e l'Impero del Bene, Feltrinelli, 2004


domenica 3 giugno 2012

I Falisci di Falerii

I Falisci erano un popolo italico stanziato nell'Etruria meridionale e nel Lazio settentrionale, attorno al monte Soratte, nella zona di Capena: il loro principale centro abitato era Falerii Veteres ( nei pressi dall'odierna Civita Castellana). Secondo Strabone i Falisci parlavano una lingua diversa da quella etrusca e in effetti le iscrizioni arcaiche ritrovate nel loro territorio presentano una lingua e un'alfabeto affine a quello latino. Ciononostante i Falisci entrano in stretti rapporti politici e culturali con le città etrusche, dando un'importante contributo allo sviluppo dell'arte etrusca come testimoniato dalle preziose terracotte che ci sono prevenute. Le testimonianze archeologiche indicano nei secoli VII e VI a. C. il periodo di maggior splendore dei Falisci; in seguito, secondo quanto riportato dall'annalistica, combatterono contro i Romani a fianco di Fidenae ( 437 a.c), Veio (400), e Tarquinia (387), per poi entrare nella confederazione etrusca nel 293 in occasione della terza guerra sannitica. Alla fine della prima guerra punica , nel 241 a.C. vennero sottomessi da Roma, la città di Falerii venne distrutta, i suoi abitanti trasferiti nel nuovo abitato di Falerii Novi(dove oggi è situata l'abbazia di Santa Maria di Falleri) e la loro divinità ( Minerva) portata sull'Aventino; per l'occasione la vittoria romana valse il trionfo ai consoli Quinto Lutazio Cercone e Aulo Manlio Torquato.


martedì 22 maggio 2012

Cronologia della guerra d'indipendenza americana

Boston Tea Party ( 1773)
1763 Al termine della guerra dei sette anni, con la pace di Parigi i domini francesi in America passano agli inglesi. Gli indiani guidati da Pontiac tentano un'insurrezione che pur segnata dall'insuccesso, avrà notevoli conseguenze per la storia delle colonie britanniche. Per calmare gli indiani il governo di Londra emise il "proclama del 1763" con cui veniva fissato nello spartiacque dei monti Appalachi il confine dell'espansione coloniale. Questo provvedimento contrastava con gli obiettivi delle colonie e il conseguente malcontento sarà una delle concause della Rivoluzione americana.
1765 Il parlamento inglese approva lo Stamp Act che impone alle colonie americane una tassa di bollo su giornali e altri stampati. La norma scatena la decisa reazione nell'assemblea della Virginia di Patrick Henry secondo cui l'imposizione delle imposte per le colonie dovrebbe essere di esclusiva competenza delle assemblee legislative locali. Per opporsi allo Stamp Act in tutte le colonie si organizza il movimento dei "Figli della libertà" e su iniziativa della corte generale del Massachussets viene convocato in ottobre a New York "Il congresso dello Stamp Act" per meglio coordinare l'opposizione alla legge sul bollo. I delegati di nove colonie americane approvano una dichiarazione sui diritti e le lagnanze dei coloni redatta da John Dickinson. Dopo alcuni giorni vengono inviate delle petizioni al re e al parlamento di Londra. La protesta dei coloni si concretizza poi nel boicottaggio delle merci inglesi.
1766 Il parlamento inglese dopo un ampio dibattito a cui partecipa anche Benjamin Franklin, abroga lo Stamp Act. Viene però approvato il Declaratory Act con cui si conferma il principio di subordinazione delle colonie americane all'autorità di Londra.
1770 Il 5 marzo a Boston, nel Massachusetts, truppe inglesi reagiscono a una provocazione uccidendo cinque americani. L'episodio, ribattezzato «il massacro di Boston», diventerà una data storica per i patrioti americani.
1773 Il 16 dicembre alcuni cittadini americani travestiti da indiani riescono a salire su una nave ormeggiata nel porto di Boston e buttano a mare il suo carico di tè, in segno di protesta contro la legge sul tè votata dal parlamento inglese che imponeva alle colonie di assorbire la produzione di tè della Compagnie delle Indie orientali e confermava la tassa a carico di tutte le produzioni concorrenti.

Carta storica delle tredici colonie inglesi
1774 A marzo Giorgio III d'Inghilterra promulga il Boston Port Act, con cui si impone la chiusura del porto dal 1° giugno fino a quando la città non avesse risarcito la Compagnia delle indie orientali del danno subito con il Tea Party. Si tratta della prima di quattro leggi, ribattezzate "intollerabili dagli americani, che il parlamento inglese approva in segno di rappresaglia verso l'incidente del dicembre precedente. Tra maggio e giugno, il parlamento inglese vota anche la legge di revoca della «carta» del Massachusetts che priva gli abitanti di quella colonia dei diritti in essa prevista; la legge che sottrae i funzionari delle colonie alla giurisdizione dei tribunali coloniali; una legge che consente al Governatore di acquartierare le truppe inglesi in qualunque parte del territorio delle colonie americane egli ritenga più opportuno.
Contestualmente all'accresciuta tensione con le colonie americane il parlamento inglese cerca di di ingraziarsi il favore dei coloni canadesi, in particolare quelli di origine francese, approvando in maggio una legge che consente ai cattolici del Quebec di professare la loro fede.
A settembre si riuniscono a Filadelfia nel primo Congresso continentale i delegati di tutte le colonie americane, esclusa la Georgia (e cioè, New Hampshire, Massachusetts, Connecticut, Rhode Island, Pennsylvania, New York, New Jersey, Maryland, Delaware, Virginia, Carolina del Nord e del Sud). Due tendenze politiche vanno a contrapporsi: una moderata e lealista verso la madrepatria inglese e l'altra radicale, guidata da Samuel Adams, che finisce per avere la meglio. In ottobre il Congresso giunge ad approvare una «dichiarazione dei diritti e dei reclami» contro il governo inglese con la costituzione di un'Associazione continentale incaricata di attuare le sanzioni contro le merci inglesi per mezzo di una rete di appositi comitati di vigilanza
In ottobre l'assemblea del Massachusetts costituisce la milizia irregolare dei Minute Men.
A novembre giunge a Filadelfia dall'Inghilterra Thomas Paine, che due anni più tardi pubblicherà "Common Sense", un pamphlet di grande successo, promotore della causa rivoluzionaria.
1775 Il 9 febbraio il parlamento inglese dichiara il Massachusetts in stato di ribellione; il primo ministro Pitt presenta proposte di conciliazione con le colonie americane, che vengono respinte dalla maggioranza in Parlamento.
Il 13 aprile il governo britannico decide nuove restrizioni commerciali a danno di Massaschussets, New Jersey, Pennsylviania, Virginia, Maryland e Carolina del sud.
Il 18 e 19 aprile a Concord e a Lexington, nel Massachusetts, avvengono i primi scontri armati fra le truppe inglesi e i coloni: gli inglesi si ritirano su Boston, città che i rivoltosi pongono sotto assedio: comincia la guerra d'indipendenza americana, che terminerà nel 1783.
Il 10 maggio si riunisce a Filadelfia il secondo Congresso continentale.
Il 17 giugno avviene la battaglia di Bunker Hill, nei pressi di Boston: gli inglesi riescono a guadagnare la posizione ma a prezzo di grosse perdite tra i soldati
Il 3 luglio George Washington, delegato della Virginia al Congresso, viene designato comandante dell'esercito continentale, le truppe rivoluzionarie americane.
Sempre in luglio il secondo Congresso continentale approva la dichiarazione, scritta da Dickinson e Jefferson, che illustra le ragioni della rivolta armata; una petizione conferma la fedeltà dei coloni alla corona britannica.
A novembre una spedizione americana guidata da Richard Montgomery occupa Montreal come ritorsione per il rifiuto dei canadesi di sostenere i coloni americani nella guerra contro gli inglesi. Gli americani pongono sotto assedio il Quebec ma l'intervento si conclude il mese successivo in un insuccesso.
1776 il 27 febbraio i rivoluzionari della Carolina del Nord sconfiggono le forze lealiste sul Moore's Creek
il 17 marzo gli inglesi evacuano Boston
4 luglio il Congresso continentale di Filadelfia approva la dichiarazione d'indipendenza delle 13 colonie: nascono gli Stati Uniti d'America .
26 agosto: Washington viene sconfitto a Brooklyn ( nota anche come battagli di Long Island) e lascia agli inglesi il controllo di New York, iniziando la sua ritirata attraverso New Jersey oltre il Delaware.
A dicembre Benjamin Franklin è inviato a Parigi come ambasciatore. Il giorno di Natale Washington risolleva il morale dei rivoluzionari con la vittoria della battaglia di Trenton, nel New Jersey; nella circostanza vengono catturati anche mille mercenari tedeschi al servizio degli inglesi.
Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti ( 1776)
1777 A gennaio i rivoluzionari americani sconfiggono gli inglesi nella battaglia di Princeton, nel New Jersey. In aprile volontari francesi guidati dal marchese di La Fayette sbarcano in America per sostenere la lotta degli insorti. In agosto gli americani ottengono una nuova vittoria a Bennington nel Vermont ma gli inglesi guidati dal generale Howe ottengono l'11 settembre un successo a Brandywine che consente loro nello stesso mese di occupare Filadelfia, sede del Congresso continentale americano.
Il 13 ottobre l'esercito americano sconfigge gli inglesi nell'importante battaglia di Saratoga, nel New York.
A novembre però gli inglesi guadagnano terreno, espugnano i forti Mifflin e Mercer, e acquisiscono il pieno controllo del Delaware, mentre l'esercito di Washington si rifugia a a Valley Forge, in Pennsylvania, per trascorrere l'inverno. Nel frattempo il 15 dello stesso mese il secondo Congresso continentale approva nella sede provvisoria di York, in Pennsylvania, gli "articoli della Confederazione", la prima Costituzione americana.
1778 In febbraio in un trattato bilaterale la Francia riconosce gli Stati Uniti e si impegna a sostenerne militarmente la rivolta contro gli inglesi. Oltre all'accordo politico i due Paesi sottoscrivono un trattato commerciale. Nello stesso mese il governo inglese di Lord North spedisce in America delle condizioni di pace che vengono respinte dal Congresso
Il 20 maggio Franklin viene ricevuto dal re di Francia Luigi XVI. Truppe francesi vengono inviate in America
in giugno gli inglesi abbandonano Filadelfia occupata nel settembre dell'anno precedente e il 28 le truppe di Washington sconfiggono gli inglesi nella battaglia di Monmouth, nel New Jersey
In luglio una flotta francese guidata dal conte d'Estaing approda al largo di Delaware Capes per unirsi alle forze americane.
In dicembre gli inglesi occupano Savannah in Georgia: in questo modo il teatro delle azioni militari si allarga anche al territorio delle colonie meridionale
1779 Il 23 febbraio un esercito rivoluzionario della Virginia assume il completo controllo dei territori del Nord-ovest battendo gli inglesi a  Vincennes. Nella battagli viene fatto prigioniero anche il comandante britannico Hamilton.
In giugno la Spagna dichiara guerra all'Inghilterra unendosi alla Francia nel sostegno ai rivoluzionari americani. Spagnoli e francesi iniziano un assedio a Gibilterra che gli inglesi riusciranno a difendere con successo per i tre anni successivi.
1780  Controffensiva inglese: vengono conquistate Charleston e la Carolina del Sud ( in maggio), e viene inflitta ali americani una pesante sconfitta a Camden ( in agosto), costringendo i rivoluzionari a ritirarsi dalla Carolina del Nord.
In luglio 6000 francesi al comando del conte di Rochambeau giungono a Newport, nel Rhode Island, per sostenere la causa dei patrioti americani che in ottobre sconfiggono gli inglesi nella battaglia di Kings Mountain.
1781 il 17 gennaio l'esercito continentale americano dopo aver riportato una vittoria nella battaglia di Cowpens, nella Carolina del Sud, subisce una sconfitta nella battaglia di Guilford Courthouse, nella Carolina del Nord, (15 marzo). Nell'occasione gli inglesi pur risultando tatticametne superiori, subiranno gravi perdite: un politico inglese, Charles James Fox definirà Gulford Couthouse una classica vittoria di Pirro: "Un'altra vittoria come questa distruggerebbe l'esercito britannico"
In ottobre le forze americane sostenute dalla flotta francese conquistano Yorktown, in Virginia, al termine di un assedio durato alcune settimane. Il generale inglese Cornwallis si arrende con 7000 uomini e alla sue truppe viene ordinato il ritiro anche da Charleston e Savannah. E'la battaglia decisiva della guerra d'indipendenza.
1782 Il 30 novembre Inghilterra e Stati Uniti- per gli inglesi ancora colonie ribelli- firmano a Parigi un trattato preliminare di pace.
1783 il 3 settembre Inghilterra e Stati Uniti, dopo laboriose trattative diplomatiche, firmano il trattato di pace di Parigi: gli inglesi riconoscono formalmente l'indipendenza delle ex-colonie americane e la sovranità degli Stati Uniti sui territori a est del Mississippi compresi tra il 31° parallelo nord e una linea a sud dei Grandi Laghi. Lo stesso giorno Inghilterra, Francia e Spagna firmano i trattati di Versailles: l'Inghilterra cede l'isola di Tobago e il Senegal alla Francia mentre la Spagna riacquista Minorca e la Florida.
1787 in maggio si apre la convenzione di Filadelfia avente il compito di modificare gli articoli della confederazione del 1777 e dare agli Stati Uniti un nuovo assetto istituzionale. Viene approvato dalla maggioranza dei delegati un testo che trasforma l'originaria confederazione in uno Stato federale con competenze distribuite tra potere centrale e Stati membri. Il 28 settembre la nuova Costituzione è approvata dal Congresso e rinviata alle convenzioni dei singoli stati per la ratifica. Tra il dicembre 1787 e il novembre 1788 l'accordo viene approvato da dodici Stati, mentre il Rhode Island vi aderirà nel 1790.
Nel luglio del 1787 viene emanata l'«ordinanza del Nord-Ovest» che regolamentava l'amministrazione dei nuovi territori ad ovest degli Stati Uniti e la procedura per il loro ingresso come Stati membri nella nuova federazione.
1788 il 21 giugno con la ratifica del nono Stato, il New Hampshire, si raggiunge il numero minimo di adesioni richieste per l'entrata in vigore della nuova costituzione federale degli Stati Uniti.
1789 Il 4 marzo si riunisce a New York il primo Congresso federale degli Stati Uniti d'America. Il 30 aprile George Washington viene eletto primo presidente degli Stati Uniti.

domenica 15 aprile 2012

Il riciclo dei materiali edili nel Medioevo

La decisa contrazione demografica dell'Alto Medioevo ebbe effetti anche sul piano urbanistico: la diminuzione della popolazione comportò che solo una parte delle antiche città romane rimanesse occupata, e gli edifici rimasti disabitati finirono inesorabilmente per degradarsi e trasformarsi in rovine. Gli abitanti dei centri urbani medievali entrando in contatto quotidiano con questi ruderi erano naturalmente portati a riutilizzarne i materiali nell'edilizia: tale pratica divenne una caratteristica del Medievo giacchè recuperare elementi già lavorati su costruzioni ancora in piedi e situate nei pressi dei nuovi cantieri si rivelava un grande risparmio in termini di tempo e denaro.
I documenti testimoniano la diffusione del fenomeno già nella tarda antichità: un decreto imperiale del 458 autorizzava il riuso dei materiali degli antichi edifici purchè la struttura risultasse inesorabilmente compromessa e che non potessero essere più recuperati a ragioni di pubblica utilità.
I vecchi edifici divennero così delle vere e proprie cave di materiale e interi nuovi villaggi vennero edificati utilizzando le rovine delle antiche città. Inoltre lo scadimento dei processi produttivi artigianali induceva al riutilizzo completo di vecchi elementi architettonici che erano stati lavorati dagli antichi con una accuratezza che i contemporanei non erano più in grado di replicare. In altri casi la motivazione del riciclo risiedeva nella difficoltà di reperire materiale: ad esempio accadeva molto di frequente che le statue venissero fuse per ricavare delle armi. Talvolta si optava per non smontare gli antichi edifici, riadattandoli ad una nuova funzione; il caso più emblematico è il Pantheon di Roma che nel VII secolo venne trasformato in una Chiesa consacrata alla Madonna e ai martiri, sintomo anche della cessata avversione del primo Cristianesimo verso gli edifici destinati al culto pagano, quando i padri della Chiesa invitavano a distruggere tutti i templi

Indice: Gli Stati Uniti dall'indipendenza all'espansione verso Ovest

Cronologia della guerra d'indipendenza americana
Il Common Sense di Thomas Paine: l'arma ideologica per l'indipendenza degli Stati Uniti
Le tredici colonie inglesi d'America. New England, Mid-Atlantic, sud
Il Model Treaty degli Stati Uniti ( 1776)
domenica 1 aprile 2012

Le tredici colonie inglesi d'America. New England, Mid-Atlantic, sud

Cartina tredici colonie inglesi rivoluzione americana
Dall'inizio del 1700 l'Inghilterra aveva consolidato la propria egemonia come potenza coloniale, allargando i propri domini anche sui territori del Nord America. Spinti da una situazione di crisi politica e religiosa, molti inglesi si convinsero a lasciare la madrepatria e tentare la fortuna attraversando l'Atlantico.
Dissidenti politici, minoranze religiose perseguitate in patria ( come i puritani), avanzi di galera o semplicemente uomini in cerca di avventura: i coloni si differenziavano notevolmente tra loro per estrazione culturale, economica e religiosa.
La fine della guerra dei Sette Anni (1756-1763) aveva cancellato in modo definitivo le ambizioni di dominio della Francia sull'America, mentre l’impero britannico si era esteso a tutto il Canada e ai territori ad est del Mississippi.
Le colonie inglesi erano tredici che possono essere schematicamente raggruppate in tre macro-aree: partendo da nord, la Nuova Inghilterra ( la c.d. New England)- con Rhode Island, New Hampshire, Connecticut, Massachusetts- dove vivevano i discendenti dell'antica emigrazione religiosa; al centro le colonie atlantiche ( il Mid-Atlantic) - Maryland, Delaware, New Jersey, Pennsylvania, New York - in cui gli inglesi si erano frammischiati con gli eredi dei coloni tedeschi, olandesi, irlandesi che erano sbarcati su queste coste nel Seicento; infine le colonie meridionali- Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Virginia - in cui aveva preso piede un'aristocrazia agricola fedele alla Chiesa anglicana e che, per la coltivazione delle terre, faceva massiccio uso di schiavi neri provenienti dal continente africano.
venerdì 16 marzo 2012

I Volsci

 cartina Roma V° secolo a.C.
I Volsci erano una popolazione italica appartenente al gruppo osco-umbro. Attorno al VI secolo migrarono verso l'alta valle del Liri forse spingendosi a occupare il territorio lungo le sponde del lago Fucino. Con la fine dell'egemonia etrusca ( coincidente con la fine della monarchia a Roma) i Volsci giunsero fino occupare anche il tratto di costa tra Anxur (Terracina) e Antium (Anzio), dopo aver respinto gli assalti di Aurunci e Latini; a nord fondarono Velitrae (Velletri), centro di importanza strategico nei Colli Albani.
Assieme agli Equi , i Volsci furono tra il V e Il IV secolo a.C. tra i i più temibili avversari dei Romani, con i quali forse erano già entrati in contatto durante l'età regia. La durezza dello scontro è testimoniata dalla leggenda del romano Coriolano che accusato dalla plebe di tradimento si rifugiò proprio presso i Volsci riorganizzandone l'esercito; intenzionato a volgere contro Roma venne indotto a recedere dai propositi di rivalsa dalla madre Veturia che era venuta a trovarlo nel suo accampamento. Nella realtà storica i Romani riuscirono a isolare i Volsci fondando dapprima delle colonie ( Cora, Norba, Setia, Signia ) e istituendo di due nuove tribù (Pomptina e Publilia) nel loro territorio, per poi sottometterli definitivamente quando i Volsci avevano preso parte alla rivolta dei Latini (seconda metà del IV sec.)
Partre del territorio venne annesso mentre le loro principali città libere ( tra cui Anxur (odierna Terracina), Fondi, Formia, Pomezia, Sora, Velletri) furono trasformate in colonie romane e latine. Gli stessi Volsci finirono ben presto per romanizzarsi.
sabato 10 marzo 2012

All'alba del medioevo città-isole, città fantasma.

Affacciandosi nel Medioevo, l'Europa occidentale ereditava la grandiosa rete urbana costruita dai Romani, che però oramai era per lo più ridotta a cumuli di rovine. Ai tempi della sua massima espansione l'Impero poteva contare su quasi duemila città che svolgevano rilevanti funzioni politiche, amministrative, economiche, commerciali e fiscali. Ma dopo i saccheggi delle invasioni barbariche e la crisi demografica culminata attorno alla metà del VI secolo in un'epidemia di peste, la maggior parte dei municipi privi di una grossa fetta di abitanti, si erano incamminati verso un declino irreversibile.
I grandi proprietari terrieri abbandonano le loro residenze urbane per trovare rifugio nelle loro villae rurali. Una certa continuità istituzionale viene assicurata dalla presenza del vescovo e ove presente del conte ma spopolamento e ridimensionamento delle attività commerciale alterano contribuiscono a marginalizzare la realtà urbana e alterare gli equilibri con le campagne. Anche in Italia dove il tessuto urbano ha resistito meglio ci si trova di fronte a "città-isole": insediamenti abitativi riuniti attorno alla cattedrale e al centro del potere, circondati dalla desolazione dei frequenti spazi vuoti. Si dovrà attendere l'VIII secolo per assistere ai primi segnali indicatori di un'inversione di tendenza , preludio al rinnovato sviluppo delle città.
sabato 3 marzo 2012

Il Common Sense di Thomas Paine: l'arma ideologica per l'indipendenza degli Stati Uniti

All'inizio del 1776 le tredici colonie nord—americane rimanevano assai incerte sull'atteggiamento da assumere nei confronti della madrepatria. La componente moderata favorevole a una soluzione di compromesso con Londra era stata più volte messa in minoranza: si era deciso di dotarsi di un esercito per contrastare l`impero britannico e di predisporre provvedimenti per far fronte a un'eventuale guerra commerciale. Ma nonostante nel 1775 fossero avvenuti scontri sanguinosi tra l'esercito di Sua maestà e le milizie coloniali, l'auspicio di gran parte della leadership coloniale era di evitare una rottura definitiva con la Gran Bretagna: la maggioranza dei membri del congresso Continentale considerava ancora l'indipendenza come una prospettiva dalle conseguenze imprevedibili e per lo più funeste. Nella dichiarazione delle cause e della necessità di prendere le armi redatta da Thomas Jefferson e adottata dal secondo Congresso continentale nel luglio del 1775 si affermava esplicitamente: "Non abbiamo mobilitato il nostro esercito con l’intenzione ambiziosa di separarci e di creare degli Stati indipendenti".
Tuttavia gli eventi portavano verso esiti ben differenti: la corona britannica non poteva venire incontro alle esigenze del Congresso senza mettere in discussione gli stessi fondamenti dell`impero e nelle colonie crescevano le pressioni per rompere gli indugi e procedere verso la secessione. Restava da superare la paura di affrontare l'ignoto, trovare parole, formule e categorie con cui giustificare l'indipendenza e immaginare il futuro assetto istituzionale entro cui costituire la nuova comunità nazionale.
Paradossalmente a fornire ai coloni gli strumenti concettuali per compiere il grande passo della secessione sarà un inglese emigrato da meno di due anni in Nordamerica: Thomas Paine. Di madre anglicana e padre quacchero, Paine fu educato inutilmente a entrambe le fede che abbandonò in giovane età. Con una carriera scolastica e professionale costellata di insuccessi e licenziamenti, due matrimoni falliti e una denuncia del governo sulle spalle, Paine si imbarcò nel 1774 per gli Stati Uniti. In America Paine lavorò come giornalista a Philadelphia e si dedicò all'attività politica prendendo posizione a favore della causa delle colonie. Nel contesto della disputa con l'impero britannico pubblicò Common Sense, un pamphlet in cui promuoveva la necessità di procedere immediatamente all'indipendenza. Il libello uscito nel gennaio 1776 in poche settimane vendette oltre 100000 copie, fu il primo autentico best-seller degli Stati Uniti e persino il futuro presidente John Adams, pur critico nei confronti di Paine per il suo radicalismo e per la sua scarsa consapevolezza della complessità del governo costituzionale gli riconoscerà una grande efficacia nell'influenzare gli abitanti delle colonie.
Paine con grande forza polemica demoliva uno dei pilastri del pensiero lealista: che il legame con la madrepatria fosse economicamente vantaggioso per le colonie. Al contrario esso ne inibiva le potenzialità commerciali giacché costringeva gli abitanti delle colonie a rimanere impelagati nelle dispute tra l'impero britannico e le altre potenze europee. Il legame con la Gran Bretagna costringeva le colonie a mantenere un legame con le guerre europee "Non c’è alcun vantaggio che questo continente può raccogliere dall`essere collegato alla Gran Bretagna". Secondo Paine " Qualsiasi sottomissione alla Gran Bretagna o dipendenza da essa tende direttamente a coinvolgere questo continente nelle liti e nelle guerre europee (....) poiché l`Europa è il mercato per il nostro commercio dovremo evitare legami parziali con qualsiasi sua parte. Il vero interesse dell’America è tenersi alla larga dalle contese europee".
Quella di Paine si configura a tutti gli effetti come un'ideologia del commercio. Gli scambi commerciali, ostacolati dalla presenza delle colonie nell'impero britannico, avrebbero consentito al nuovo Stato di rafforzarsi e arricchirsi. L'attività commerciale sviluppava le relazioni tra gli Stati evidenziandone i comuni interessi e rendendo evidente l'inutilità della guerra per una "nazione commerciante". Secondo Paine era nell'interesse dell'Europa consentire all’America di diventare "un porto libero".
Nella visione liberale e progressista della storia di Paine, i futuri Stati Uniti acquisivano una funzione centrale di trasformazione dell’ordine internazionale. La formazione di una repubblica in Nordamerica sarebbe stato il caposaldo per la costituzione di un nuovo ordine mondiale che avrebbe posto fine alle guerre e alla logica di potenza fino ad allora prevalente.
Il carattere eccezionale e superiore della nazione americana si rileva quindi anche sul piano istituzionale: gli Stati Uniti saranno il traino di questo nuovo processo in virtù del loro sistema repubblicano che li porrà in radicale opposizione alla monarchia inglese. Paine inserisce la sua polemica in una denuncia più ampia dell'istituzione monarchica. Non solo la monarchia minacciava la libertà interna, ma essa costituiva il pericolo principale per la pace mondiale: i monarchi avevano poco altro da fare se non coprire "il mondo di sangue e di cenere".
Elemento fondamentale per comprendere il successo del Common Sense è il linguaggio usato da Paine capace di veicolare gli odi dei coloni e di fare presa sulle loro passioni più estreme. I principi dell'utilitarismo lockiano e le aspirazioni illuministiche a un nuovo ordine mondiale si mescolano con un immaginario biblico in cui si contrappongono demoni e salvatori, condanna e redenzione. In questo contesto in cui scelte drammatiche devono essere assunte "da leader sull'orlo dell'abisso" il pacifista Paine non esclude il ricorso alla tanto deprecata guerra per limitarne i perversi effetti e raggiungere l'obiettivo dell'indipendenza: senza la forza il nuovo Stato non sarà in grado di svolgere la propria missione universale. In definitiva Paine si rivela un acceso nazionalista, sostenitore di un forte governo centrale che dovrà dotarsi di una marina militare, necessaria a proteggere i traffici commerciali del Paese.

fonti
M. Battistini; M. Sioli. L' età di Thomas Paine. Dal senso comune alle libertà civili americane, Franco Angeli 2011
M. Del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1976-2006 , Laterza 2008
giovedì 9 febbraio 2012

Volsci, Equi, Falisci, Tarquinia si rivoltano a Roma. L'incorporazione di Tuscolo ( prima metà IV secolo a.C.)

L’assalto dei Galli del 390 A..C impose ai romani un brusco arresto del loro sviluppo dando ai popoli laziali un'insperata possibilità di ridimensionarne la supremazia prima che diventasse inarrestabile. L’anno successivo al saccheggio di Brenno si formò un alleanza antiromana comprendente i Volsci del Lazio meridionale stanziati ad Anzio, Satrico, Ecetra, gli Etruschi di Tarquinia, i Falisci di Falerii e gli Equi dell’entroterra appenninico. A dimostrazione di come il Foedus Cassianum li vedesse in una posizione di netta subordinazione, anche i Latini furono sul punto di entrare nella coalizione, ma il fatto di trovarsi circondati da presidi coloniali romani ne avrebbe reso complicati i loro movimenti e ciò li indusse a più miti consigli e a inviare solo contingenti di volontari.
I Romani però non si fecero sorprendere e approntarono le contromisure: verso il 378 costruirono una nuova cinta muraria in pietra con uno sviluppo di 11 km che ripercorreva le antiche mura serviane, includendo però anche il Campidoglio e l’Aventino; venne riorganizzato l’esercito in modo da renderlo più mobile ed efficiente, creando anche una forza di riserva così da non ripetere quanto avvenuto nello scontro del fiume Allia dove vennero concentrate tutte le forze disponibili lasciando sguarnita la difesa della città. Per di più con l’approvazione delle leges Licinie Sextiae veniva ricomposto l’antico dissidio tra patrizi e plebei con l’immissione di esponenti di questi ultimi al consolato. Nel frattempo l’alleanza con Caere divenne ancora più stretta tanto da stabilire tra Romani e Ceriti lo ius connubii, cioè il diritto di matrimonio e lo ius commercii, cioè la possibilità per i Romani di possedere beni a Caere e viceversa per i Ceriti a Roma, nonché di adire con pari diritti ai tribunali locali in caso di vertenze. L’alleanza tra le due città consentiva a Roma di avere un appoggio in caso di contrasti con gli Etruschi e a Caere di avere coperte le spalle in un periodo in cui le incursioni di Dionisiodi Siracusa sulle sue coste si intensificavano.
Grazie a questi sforzi i Romani, guidati da Furio Camillo, crearono le premesse per assicurarsi un'importante vittoria contro i Volsci di Velletri a Maecium ( 389 a.C.) , avvenimento registrato oltre che dalle annotazioni pontificali anche dai più antichi annalisti. Sulle terre conquistate si insediarono dei coloni e anche Satrico entrò a far parte del dominio romano. Una penetrazione in territori tradizionalmente sotto influenza latina che testimoniava l’accresciuta volontà di potenza di Roma .
A nord anche gli Equi e i Falisci subirono dei rovesci: nel tentativo di conquistare Sutri, dovettero cedere ai Romani due centri, Cortuosa e Contenebra. Gli Equi tornarono all’offensiva nel 383 sostenuti dai Prenestini che vedevano nel presidio romano di Satrico un ostacolo ai propri commerci con il porto di Anzio. La guerra inizialmente loro favorevole finì per capovolgersi e i Romani cinsero d’assedio Praeneste costringendola a cedere nove località. A sostegno di Praeneste erano giunti gruppi di volontari dalla latina Tuscolo dove si contrapponevano due fazioni, una favorevole, l’altra contraria a Roma. Alla conclusione della guerra con Preneste, anche Tuscolo si adeguò e la fazione filo-romana prevalse. Ne conseguì l’incorporazione di Tuscolo nello stato romano con uguaglianza nei diritti civili e politici per i suoi cittadini: i suoi magistrati sopravvissero con compiti puramente religiosi e amministrativi; per il resto la città dipendeva completamente dai magistrati romani. Con la defezione di Tuscolo la lega latina perse molta della sua influenza politica nel Lazio. Roma con la sua presenza nei colli Albani finiva per controllare dappresso tutti i movimenti dei Latini che cercarono di riportare dalla propria Tuscolo senza successo. Anche la spedizione in collaborazione con i Volsci contro il presidio romano di Satrico non ebbe miglior esito. Sta di fatto che dopo anni di rapporti incerti Romani e Latini ripristinarono nel 358 a.C. l’antico Foedus Cassianum. Le ragioni di questa rinnovata collaborazione stanno nel convergente interesse a tutelarsi contro le incursioni che minacciavano gli interessi commerciali di entrambe le parte. In particolare la minaccia veniva da Dionisio di Siracusa, dall’altra dalle scorrobande dei Galli. Nel 360 Roma aveva sconfitto Tivoli alleata con bande di Galli, queste ultime a loro volta fomentate dallo stesso Dionisio. Da qui la decisione di mettere da parte le divergenze per fronteggiare la comune minaccia. Un alleanza in cui fu Roma a trarre il maggiore profitto.

fonti:
G. Antonelli, Storia di Roma antica dalle origini alla fine della Repubblica, Newton Compton 1994
A. Bernardi, Prove di Storia. Saggi di storia romana, IBIS, 2001
A. Giardina; A. Schiavone, Storia di Roma, Einaudi 1999
I. Montanelli, Storia di Roma, Rizzoli, 1998
venerdì 3 febbraio 2012

La lingua nel Medioevo: dal latino al volgare

Alla fine del X secolo accanto al latino che manteneva la sua funzione di lingua internazionale della Chiesa e di strumento di trasmissione del pensiero filosofico, cominciano ad apparire nelle carte notarili e nelle iscrizioni dei monumenti i primi documenti in lingua popolare, meglio nota come volgare ( (dal latino vulgus = popolo).
Il volgare nasceva dalla trasformazione del latino parlato dal popolo che si differenziava progressivamente sviluppandosi nelle lingue neolatine o romanze: spagnolo, italiano, francese ( nella forma d'oc della Provenza o d'oil parlata nel nord del Paese). Nel XII e XIII secolo la lingua volgare divenne strumento di diffusione della cultura laica e assunse rilevanza nella'arte e nella musica, come dimostrano le opere dei trovatori e dei trovieri. Per quanto concerne la cultura alta, alla scolastica della Chiesa si affiancavano le libere associazioni di docenti e studenti da cui nacquero le università. Si sviluppava però anche una cultura popolare che presentava le sue manifestazioni visibili nelle laudi religiose, nel carnevale, nelle leggende e nelle favole che si trasmettevano tra le generazioni non solo oralmente ma ora anche tramite gli scritti nelle nuove lingue in volgare.
mercoledì 11 gennaio 2012

Il tempietto longobardo di Cividale del Friuli (VIII secolo)

 tempietto di Cividale
Il tempietto longobardo di Cividale, eretto nella parte meglio difesa dell'abitato friulano e risalente all'VIII secolo, è una delle testimonianze più interessanti e meglio conservate dell’architettura longobarda.
La struttura dell'edificio comprende un'aula occidentale rialzata con volta a crociera che si chiude verso il presbiterio orientale suddiviso in tre navatelle da coppie di colonne che sostengono un architrave rettilineo, da cui si inserisce una copertura di volte a botte per ciascuna delle absidiole. Accanto a materiali di spoglio risalente all'epoca romano troviamo strutture architettoniche ( basi, fusti, capitelli) realizzati per l'occasione.
Particolarmente interessante la decorazione parietale a stucco ( secondo alcuni studiosi risalente a un periodo successivo) in particolare quella relativa alla controfacciata con Sei regali Sante in altorilievo incorniciate da rosette stellate incise: le figure femminile si distinguono per l'eleganza delle proporzioni e la ricercatezza nelle espressioni del volte che presentano pochi eguali nella scultura contemporanea. Pregevole anche la decorazione naturalistica della ghiera dell'arco con i tralci di vite penduli . Degli affreschi originali ci sono rimasti invece pochi episodi: un Cristo tra gli arcangeli Gabriele e Michele e una schiera di martiri.
venerdì 2 dicembre 2011

La valle dei templi di Agrigento: il tempio della Concordia, di Zeus, di Eracle, di Giunone

I templi di Agrigento ( in greco Akragas) costruiti durante la tirannide di Terone e il successivo governo democratico sono l'espressione della grande prosperità economica e dello sviluppo culturale raggiunti dalla colonia greca in quel periodo.
Quella che oggi chiamiamo valle dei Templi è l'area in un cui sorgeva la maggior parte della città antica.

Al delimitare dell'acropoli si elevava il tempio dedicato al culto di Ercole. E probabilmente il più antico, edificato alla fine del VI secolo presenta una cella allungata con pronao ed opistodomo in antis con colonnati sei per quindici dai capitelli assai pronunciati.
Il tempio di Zeus venne costruito nel 480 a.C. per ringraziare il dio in occasione della vittoria sui cartaginesi probabilmente non presentava un colonnato perimetrale aperto da semicolonne in stile dorico di 4,50 metri di diametro. La maestosità dell'edificio con una pianta di 112 m per 56 m, è testimoniata dai sette metri di altezza di Telamone, scultura avente struttura non solo ornamentale ma anche portante che rappresentava il mito di Atlante e attualmente adagiata tra le rovine di Agrigento.
Il tempio di Giunone ad AgrigentoIl tempio di Giunone è un edificio in stile dorico risalente alla metà del V secolo A.c. Il colonnato si componeva di tredici elementi sul lato lungo e sei su quello corto con pronao e opistodomo in doppio antis. Incendiato dai cartaginesi nel 406 della parte sud restano intatte le colonne, la trabeazione e una parte del fregio.
Il tempio della Concordia
Resta il più importante di tutti, quasi gemello del tempio di Giunone, il tempio della Concordia, probabilmente dedicato a Castore e Polluce è uno dei monumenti del mondo greco antico meglio conservati. Databile attorno alla metà del V secolo a.C. , il tempio ha una planimetria di sei colonne sui lati brevi per tredici sui lati lunghi e al suo interno si trovava la cella in cui era collocata la statua della divinità.  Il nome gli venne dato da Tommaso Fazello in relazione alla presenza di un'iscrizione latina di età imperiale che fa riferimento alla «Concordia degli Agrigentini» che per errore venne collegata all'edificio. Il tempio è giunto sino ai nostri giorni in ottimo stato di conservazione grazie a un fortunato episodio: nel VI secolo a.C fu trasformato in basilica dedicata a Pietro e Paolo dai cristiani che per questo evitarono di demolirlo ma lo trasformarono rafforzando gli intercolumni e prendo arcate a tutto sesto nelle pareti della cella. Dal 1748 l'edificio venne ripristinato nella sua forma originaria. La base del tempio segue l'inclinazione della collina. Le sue colonne alte 7 metri erano in origine stuccate di bianco mentre i frontoni erano colorati variamente ma il pigmento non ci è sopravvenuto. Anche il tetto e le tegole erano di marmo e all'estremità delle grondaie sporgevano protomi a forma di testa di leone. la porta principale del tempio era posta a est dove sorge il sole, che secondo gli antichi greci era simbolo di vita, mentre a occidente dove la luce va a morire era la porte dell'Ade.
I primi studi e lavori di scavo avvennero negli ultimi decenni del XVIII sotto i Borboni ad opera di Gabriele Lancellotto Castelli principe di Torremuzza, l'allora responsabile della tutela dei beni culturali siciliani ma l'opera di recupero e restauro sistematica nella valle dei Templi è cominciata solo dopo la prima guerra mondiale.

fonti:
Moses Finley, gli antichi greci, Einaudi 1968
Moses Finley, Storia della Sicilia Antica, Laterza 1985
Giorgio Giulini, L'architettura, in Sikanie,: storia e civilta della Sicilia greca IVAG, MIlano 1986
Giancarlo Buzzi, Antonio Giuliano, Magna Grecia e Sicilia Mondadori , 2000
sabato 12 novembre 2011

La proposta di Cavour per Roma Capitale. "Libera chiesa in libero Stato"

Nonostante anche dopo l'unità la questione romana fosse rimasta una priorità nella sua agenda politica, Cavour dichiarò che l'Italia sarebbe andata a Roma solo con il permesso della Francia: e in effetti nel corso del successivo decennio ogni progetto di soluzione del conflitto tra Italia e Santa sede sarà sottoposto all'approvazione del governo francese e dell'imperatore. L'atteggiamento di Napoleone III verso l'Italia continuava a essere benevolo, anche se manteneva il suo veto verso qualsiasi iniziativa contro la Santa Sede con la presenza delle truppe francesi a Roma; ostili invece erano gli ambienti di corte con in testa l'imperatrice Eugenia e con una lobby militare che premeva per ulteriori annessioni dopo quelle di Nizza e della Savoia al fine di rendere più solida la tutela francese sul nuovo regno d'Italia.
Cavour avanzò la sua proposta di accordo con il papa, subito dopo la costituzione del primo governo del Regno, in due discorsi parlamentari del 25 e del 27 marzo. Dopo aver riaffermato che "Roma capitale" rimaneva un obiettivo irrinunciabile per l'Italia, Cavour invitava il pontefice a rinunciare al potere temporale "che non è più garanzia di indipendenza in cambio dell'assicurazione di poter operare nel pieno esercizio delle proprie funzioni nell'ambito di "una libera Chiesa in libero Stato". Inoltre sarebbe stata garantita al papa una cospicua rendita annua. Il governo francese avanzò una controproposta: il papa avrebbe mantenuto il territorio laziale e l'Italia si sarebbe impegnata a "non attaccare e a impedire con l'uso della forza ogni attacco proveniente dall'esterno".
Nella sostanza le posizioni di Cavour e di Napoleone rimanevano inconciliabili: il primo proponeva la fine del potere temporale che il secondo invece voleva mantenere. La morte di Cavour il 6 giugno 1861 cambiava il quadro della situazione a sfavore dell'Italia. Ricasoli cercò di portare avanti i negoziati ma non possedendo l'autorevolezza del suo predecessore le sue proposte che ricalcavano quelle di Cavour saranno ignorate sia dalla Francia che dal Vaticano.

fonti:
G. Candeloro, Storia dell'Italia moderna, Feltrinelli 1956-1986
B. Cialdea, L'Italia nel concerto europeo (1861-1867), Giappichelli, 1966,
G. Mammarella- P. Cacace, La politica estera dell'Italia, Laterza, 2010
G. Perticone, La politica estera dell'Italia negli atti, documenti e discussioni parlamentari dal 1861 al 1914; grafica editrice Romana, 1974
R. Romeo, Vita di Cavour, Laterza, 2004
L. Saiu, La politica estera italiana dall'Unità a oggi, Laterza, 1999
venerdì 14 ottobre 2011

Akragas, la greca Agrigento

valle templi agrigento
La colonia greca di Akràgas fu fondata nel 583-582 a. C. da un gruppo di coloni dori provenienti da Gela, guidati da Aristonoo e Pistilo che didedero al sito il nome dell'omonimo fiume. Saranno i Romani, quando la conquisteranno nel 210 a.C, a chiamarla Agrigentum. La fondazione della colonia nasceva dall'esigenza sentita dagli antichi gelesi di porre un argine all'espansione verso est di Selinunte. Il sito dell'abitato si estendeva lungo una larga vallata, protetta da un lato dalle colline e dall'altro dalla rupe Atenea in cui sorse l'acropoli. Già alla metà del VI secolo a.C. Akragas prosperava grazie alla fertilità del terreno che poteva essere facilmente irrigato attingendo ai fiumi vicini.
Il primo tiranno della città fu Falaride che conquistato il potere con un colpo di Stato, lo mantenne dal 570 fino a circa il 554 a.C. E' passato alla storia sopratutto per la sua crudeltà: difatti aveva preso l'abitudine di far bruciare vivi i suoi nemici all'interno di un toro di bronzo arroventato ( noto per l'apppunto come toro di Falaride), appositamente ideato dall'ateniese Perillo. Falaride intraprese anche una politica espansionistica verso l'entroterra agrigentino spingendosi fin verso Imera che poi, pur non avendola sottomessa, contribuì a sua volta a difendere dagli assalti dei Cartaginesi.
Akragas godette del periodo di maggiore splendore sotto il tirannno Terone che si impadronì del potere nel 488 a.C e conquistò dopo pochi anni Imera. Il suo attivismo irritò i Cartaginesi che gli mandarono contro un esercito di 300000 uomini: Terone allora si alleò con Gelone di Siracusa e la coalizione greca ebbe la meglio sui punici nella battaglia di Imera (480). Alla sua morte nel 471 gli succedette il figlio Trasideo che venne deposto l'anno successivo: da quel momento ad Agrigento fu instaurata la democrazia cui contribuì anche il filosofo Empedocle. Quello democratico fu un periodo di grande prosperità economica testimoniata dalla costruzione di numerosi templi. Tuttavia dopo un periodo di accresciuta influenza di Siracusa, Akragas dovette fronteggiare nel 406 la spedizione dei cartaginesi guidati da Annibale che intendevano riaffermare il proprio controllo sulla Sicilia. Dopo un estenuante assedio gli abitanti furono costretti ad abbandonare la città che venne distrutta; da qui i Cartaginesi sferrarono il successivo attacco verso Gela.
Akragas rinacque nel 338 a.C. per iniziativa del siracusano Timoleonte, e riacquisì un breve periodo di prosperità sotto la tirannide di Finzia (286-280). Quindi minacciata da Roma, per mantenere la sua indipendenza si alleò con i Cartaginesi. Una mossa che si rivelerà inutile giacchè i Romani conquisteranno una prima volta la città nel 261 e la sottometteranno definitivamente nel 210 a.C.