I Falisci erano un popolo italico stanziato nell'Etruria meridionale e nel Lazio settentrionale, attorno al monte Soratte, nella zona di Capena: il loro principale centro abitato era Falerii Veteres ( nei pressi dall'odierna Civita Castellana). Secondo Strabone i Falisci parlavano una lingua diversa da quella etrusca e in effetti le iscrizioni arcaiche ritrovate nel loro territorio presentano una lingua e un'alfabeto affine a quello latino. Ciononostante i Falisci entrano in stretti rapporti politici e culturali con le città etrusche, dando un'importante contributo allo sviluppo dell'arte etrusca come testimoniato dalle preziose terracotte che ci sono prevenute. Le testimonianze archeologiche indicano nei secoli VII e VI a. C. il periodo di maggior splendore dei Falisci; in seguito, secondo quanto riportato dall'annalistica, combatterono contro i Romani a fianco di Fidenae ( 437 a.c), Veio (400), e Tarquinia (387), per poi entrare nella confederazione etrusca nel 293 in occasione della terza guerra sannitica. Alla fine della prima guerra punica , nel 241 a.C. vennero sottomessi da Roma, la città di Falerii venne distrutta, i suoi abitanti trasferiti nel nuovo abitato di Falerii Novi(dove oggi è situata l'abbazia di Santa Maria di Falleri) e la loro divinità ( Minerva) portata sull'Aventino; per l'occasione la vittoria romana valse il trionfo ai consoli Quinto Lutazio Cercone e Aulo Manlio Torquato.
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domenica 3 giugno 2012
venerdì 16 marzo 2012
I Volsci
I Volsci erano una popolazione italica appartenente al gruppo osco-umbro. Attorno al VI secolo migrarono verso l'alta valle del Liri forse spingendosi a occupare il territorio lungo le sponde del lago Fucino. Con la fine dell'egemonia etrusca ( coincidente con la fine della monarchia a Roma) i Volsci giunsero fino occupare anche il tratto di costa tra Anxur (Terracina) e Antium (Anzio), dopo aver respinto gli assalti di Aurunci e Latini; a nord fondarono Velitrae (Velletri), centro di importanza strategico nei Colli Albani.
Assieme agli Equi , i Volsci furono tra il V e Il IV secolo a.C. tra i i più temibili avversari dei Romani, con i quali forse erano già entrati in contatto durante l'età regia. La durezza dello scontro è testimoniata dalla leggenda del romano Coriolano che accusato dalla plebe di tradimento si rifugiò proprio presso i Volsci riorganizzandone l'esercito; intenzionato a volgere contro Roma venne indotto a recedere dai propositi di rivalsa dalla madre Veturia che era venuta a trovarlo nel suo accampamento. Nella realtà storica i Romani riuscirono a isolare i Volsci fondando dapprima delle colonie ( Cora, Norba, Setia, Signia ) e istituendo di due nuove tribù (Pomptina e Publilia) nel loro territorio, per poi sottometterli definitivamente quando i Volsci avevano preso parte alla rivolta dei Latini (seconda metà del IV sec.)
Partre del territorio venne annesso mentre le loro principali città libere ( tra cui Anxur (odierna Terracina), Fondi, Formia, Pomezia, Sora, Velletri) furono trasformate in colonie romane e latine. Gli stessi Volsci finirono ben presto per romanizzarsi.
Assieme agli Equi , i Volsci furono tra il V e Il IV secolo a.C. tra i i più temibili avversari dei Romani, con i quali forse erano già entrati in contatto durante l'età regia. La durezza dello scontro è testimoniata dalla leggenda del romano Coriolano che accusato dalla plebe di tradimento si rifugiò proprio presso i Volsci riorganizzandone l'esercito; intenzionato a volgere contro Roma venne indotto a recedere dai propositi di rivalsa dalla madre Veturia che era venuta a trovarlo nel suo accampamento. Nella realtà storica i Romani riuscirono a isolare i Volsci fondando dapprima delle colonie ( Cora, Norba, Setia, Signia ) e istituendo di due nuove tribù (Pomptina e Publilia) nel loro territorio, per poi sottometterli definitivamente quando i Volsci avevano preso parte alla rivolta dei Latini (seconda metà del IV sec.)
Partre del territorio venne annesso mentre le loro principali città libere ( tra cui Anxur (odierna Terracina), Fondi, Formia, Pomezia, Sora, Velletri) furono trasformate in colonie romane e latine. Gli stessi Volsci finirono ben presto per romanizzarsi.
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mercoledì 27 luglio 2011
La storia dei Veneti dalle origini all'integrazione con i Romani
La popolazione dei Veneti, originaria dell'Illiria, si spostò in Italia in un epoca non precisata fra l'Età del ferro e l'Età del bronzo , occupando la zona costiera dell'Alto Adriatico da Aquileia fino alla foce del Po; il territorio occupato dai Veneti da loro prese il nome di Venezia.
Una leggenda collegava l'origine dei Veneti con Troia, basandosi sulla presenza di una omonima località nel golfo veneto e sugli "enetoi", ricordati nell'Iliade come alleati dei troiani. Fu Erodoto a contrastare questo mito locale, riportando alla migrazione dall'Illiria la genesi del popolo veneto. Secondo Tito Livio i Veneti scacciarono dal loro territorio gli Euganei che prima di loro abitavano tutto il territorio compreso tra le Alpi e il mare.
La cronologia dello sviluppo della civiltà veneta si distingue in tre fasi: le origini di tipo villanoviano; la transizione compresa tra l'età del Bronzo e del Ferro; infine la fase dello sviluppo graduale che culmina nell'alleanza con i Romani.
L'arte veneta villanoviana si distinse ben presto da quella emiliana per la sostituzione dell'ossario ( benché rimanesse in uso l'incinerazione dei cadaveri), dei vasi bronzei decorati prima con motivi geometrici e successivamente con figure di animali e umane. Iscrizioni di lingua paleoveneta in un alfabeto simile a quello etrusco appaiono a partire dal VI secolo a.C. L'invasione dei celti nella regione compresa tra il Po e le Alpi , databile tra il VI e il V secolo condizionò la successiva evoluzione dei Veneti che al termine del conflitto contro gli invasori riuscirono a conservare i territori di Verona e Ateste, loro frontiere avanzate, mentre i Cenomani non si spinsero oltre la conquista di Verona. Successivamente i Germani con la loro invasione nelle valli della Carnia, della Carinzia, della Carniola misero a rischio la sicurezza dei Veneti che abitavano in pianura ma i Romani sconfissero nel 222 a.C. nella Gallia i Cisalpina i Celti. I Veneti sostennero i Romani nella battaglia e da questo momento ha luogo un alleanza cui i due popoli rimasero sempre fedeli e a cui si unirono anche i Cenomani. Nel 181 a.C: i Romani fondarono in territorio veneto la colonia di Aquileia, destinata a divenire un importante centro di collegamento commerciale e una piazzaforte difensiva contro le incursioni di carni, Iapodi e sopratutto Istri. Da qui mosse il console Aulo Manlio Vulsone nel 187 contro gli Istri, sterminandoli; stessa sorte toccò nel 129 a.C. ai Carni e agli Iapodi per opera di Caio Sempronio Tuditano. Aquileia a partire dalla guerra sociale ( 89 a.C) verrà configurata come municipium, mentre altre città venete come Padova e Vicenza in forza della Lex Pompeia assunsero lo status di colonie di diritto latino. Da quel momento i Veneti si integreranno definitivamente nella cultura latina risultando completamente romanizzati in età augustea.
Una leggenda collegava l'origine dei Veneti con Troia, basandosi sulla presenza di una omonima località nel golfo veneto e sugli "enetoi", ricordati nell'Iliade come alleati dei troiani. Fu Erodoto a contrastare questo mito locale, riportando alla migrazione dall'Illiria la genesi del popolo veneto. Secondo Tito Livio i Veneti scacciarono dal loro territorio gli Euganei che prima di loro abitavano tutto il territorio compreso tra le Alpi e il mare.
La cronologia dello sviluppo della civiltà veneta si distingue in tre fasi: le origini di tipo villanoviano; la transizione compresa tra l'età del Bronzo e del Ferro; infine la fase dello sviluppo graduale che culmina nell'alleanza con i Romani.
L'arte veneta villanoviana si distinse ben presto da quella emiliana per la sostituzione dell'ossario ( benché rimanesse in uso l'incinerazione dei cadaveri), dei vasi bronzei decorati prima con motivi geometrici e successivamente con figure di animali e umane. Iscrizioni di lingua paleoveneta in un alfabeto simile a quello etrusco appaiono a partire dal VI secolo a.C. L'invasione dei celti nella regione compresa tra il Po e le Alpi , databile tra il VI e il V secolo condizionò la successiva evoluzione dei Veneti che al termine del conflitto contro gli invasori riuscirono a conservare i territori di Verona e Ateste, loro frontiere avanzate, mentre i Cenomani non si spinsero oltre la conquista di Verona. Successivamente i Germani con la loro invasione nelle valli della Carnia, della Carinzia, della Carniola misero a rischio la sicurezza dei Veneti che abitavano in pianura ma i Romani sconfissero nel 222 a.C. nella Gallia i Cisalpina i Celti. I Veneti sostennero i Romani nella battaglia e da questo momento ha luogo un alleanza cui i due popoli rimasero sempre fedeli e a cui si unirono anche i Cenomani. Nel 181 a.C: i Romani fondarono in territorio veneto la colonia di Aquileia, destinata a divenire un importante centro di collegamento commerciale e una piazzaforte difensiva contro le incursioni di carni, Iapodi e sopratutto Istri. Da qui mosse il console Aulo Manlio Vulsone nel 187 contro gli Istri, sterminandoli; stessa sorte toccò nel 129 a.C. ai Carni e agli Iapodi per opera di Caio Sempronio Tuditano. Aquileia a partire dalla guerra sociale ( 89 a.C) verrà configurata come municipium, mentre altre città venete come Padova e Vicenza in forza della Lex Pompeia assunsero lo status di colonie di diritto latino. Da quel momento i Veneti si integreranno definitivamente nella cultura latina risultando completamente romanizzati in età augustea.
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domenica 26 giugno 2011
I Galli Boi e gli Insubri
I Boi erano una popolazione celtica di origine incerta; probabilmente nell'età del ferro erano residenti nell'odierna Boemia ( che da essi prende il nome). Se il gruppo tribale principale rimase nei territori d'origine ( per essere poi scacciati dal Marcomanni nel I secolo d.C. e andare in Baviera), una parte dei Boi si trasferì nel VI secolo a.C prima verso l'Iberia per poi stanziarsi nella zona a sud di Bordeaux. Attorno al 400 a.C. altri gruppi scesero in Italia nel territorio tra il Po e l'Appennino, occupando la città etrusca di Felsina che ribattezzarono Bononia ( oggi Bologna). Sconfitti più volte dai romani nel 282 e nel 225 a. C., verranno definitivamente soggiogati da Scipione Nasica nel 191 a. C. e gradualmente romanizzati.
Altra tribù celtica immigrata in Italia sono gli Insubri: anche in questo caso si è incerti sulla provenienza , probabilmente la Gallia o i paesi danubiani. Si stanziarono verso la fine del V sec. a.C. a nord della riva sinistra del Po, ad oriente del Ticino da dove partivano per le loro scorribande in tutta la penisola. La loro principale città era Mediolanum ( Milano), ma si insediarono anche a Monza e successivamente a Como, Pavia, Novara, Lodi e Bergamo. Si unirono con i Boi, i Liguri e altre tribù galliche contro i romani ma vennero sconfitti a Talamone ( 225) e Clastidium ( 222). Stimolati dall'arrivo di Annibale in Italia tornarono ad affrontare i Romani, attaccarono le colonie latine di Cremona e Piacenza ma vennero definitivamente sottomessi nel 194 a. C. I loro discendenti, acquisiranno nell'89 a.C il diritto latino (ius Latii) e nel 49 a.C. la piena cittadinanza romana
Altra tribù celtica immigrata in Italia sono gli Insubri: anche in questo caso si è incerti sulla provenienza , probabilmente la Gallia o i paesi danubiani. Si stanziarono verso la fine del V sec. a.C. a nord della riva sinistra del Po, ad oriente del Ticino da dove partivano per le loro scorribande in tutta la penisola. La loro principale città era Mediolanum ( Milano), ma si insediarono anche a Monza e successivamente a Como, Pavia, Novara, Lodi e Bergamo. Si unirono con i Boi, i Liguri e altre tribù galliche contro i romani ma vennero sconfitti a Talamone ( 225) e Clastidium ( 222). Stimolati dall'arrivo di Annibale in Italia tornarono ad affrontare i Romani, attaccarono le colonie latine di Cremona e Piacenza ma vennero definitivamente sottomessi nel 194 a. C. I loro discendenti, acquisiranno nell'89 a.C il diritto latino (ius Latii) e nel 49 a.C. la piena cittadinanza romana
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lunedì 12 aprile 2010
Gli Ernici
Gli Ernici ( lat. Hernici ) erano un'antica popolazione del Lazio, stanziata a sud est di Roma, tra il lago Fucino e il fiume Trerus ( odierno Sacco). Di probabile stirpe sabina , essi si erano riuniti in una federazione avente come principale città Anagnia (Anagni). Altre importanti città errano Aletrium e ferentinum. Durante il regno di Tarquinio il Superbo stipularono un patto di amicizia e di alleanza con i Romani; tuttavia quando il re venne spodestato decisero di prestargli aiuto nel suo fallito tentativo di rimpossessarsi del potere; Successivamente nel 487 A.C si ebbero alcune loro incursioni nel territorio romano; riuscirono a ottenere poco dopo una nuova alleanza in parità di diritti con i Romani. Ruppero di nuovo gli accordi nel 386 e nel 306, ma i Romani li sconfissero sciogliendo la loro federazione sciolta. Mentre le città di Ferentinum, Alatrium e Veroli ebbero lo status di municipia liberi, il resto del paese venne annesso al Lazio e affidato al controllo di prefetti. Nel III secolo a.C. si fusero con i Latini e ottennero la cittadinanza romana.
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