La fine dell'impero romano determinò la crisi della rete città che ne costituiva la struttura portante. Tra il V e l'VIII secolo molti centri urbani si spopolarono o addirittura scomparvero, abbandonate dai proprietari terrieri che in precedenza ne erano stati il ceto dirigente, e private della funzione centrale in una società sempre più ruralizzata.
Questo fenomeno di disgregazione urbana non si manifestò ovunque con la stessa intensità. Nelle aree più urbanizzate ( Gallia, Italia, Africa mediterranea) fu assai più evidente. Basti ricordare che Roma passò dall'essere una metropoli di oltre un milione di abitanti durante l'apogeo della sua potenza imperiale, a un centro che contava da 25000 a 40000 abitanti in epoca altomedievale; rimaneva il più grande centro abitato dell'Occidente ma aveva perso oltre il 95% della sua popolazione.
Nonostante il decadimento non si perse la nozione di città come centro di esercizio di poteri pubblici. Rimasero in funzione le competenze amministrative e politiche dei vecchi municipi romani, così come non scomparvero in campo religioso le istituzioni vescovili. Le città mantennero anche il loro ruolo di raccordo territoriale, ponendo le premesse per quelli che sarebbero diventati i contadi urbani in epoca medievale.
Per quel che riguarda l'aspetto economico, eccezion fatta per alcuni centri commerciali del Mare del Nord e del Mediterraneo, il rilievo delle città scemò notevolmente. Anche in questo caso l'intensità della crisi variò da regione a regione: nella Gallia centro-settentrionale e nell'Italia meridionale le elites terriere spostarono la loro residenza in campagna, mentre rimasero in città nella Gallia meridionale e in Italia centro-settentrionale contribuendo in questo caso a gettare le premesse per quella che sarà dopo l'anno Mille una rinascita urbana
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sabato 2 luglio 2011
martedì 7 giugno 2011
Istantanea dell'Alto Medioevo occidentale: il paesaggio umano e naturale
Se si volesse utilizzare un immagine per fotografare l'Occidente alto-medievale si potrebbe utilizzare quella di un paesaggio a macchia di leopardo con un precario equilibrio tra ambiente naturale e presenza dell'uomo. Dominano i boschi, le foreste, le paludi, le distese di terre incolte e desertiche in cui si inseriscono frammenti di insediamenti umani: i nuovi villaggi, le villae, i monasteri e i castelli si alternano a ciò che resta delle antiche città romane, malinconico retaggio di un passato troppo lontano per essere rivissuto e troppo recente per essere cancellato dalla memoria. In un contesto per lo più rurale , i luoghi abitati formano delle realtà a se stanti che ottengono dal paesaggio circostante il necessario a una sovente misera sopravvivenza.
Tuttavia permane una notevole differenza tra il nord dell'Europa in cui il clima rigido rende il paesaggio più ostile e selvaggio, e il meridione del continente, più romanizzato e più clemente sotto il profilo meteorologico.
Attorno ai villaggi si collocano le aree coltivate con tecniche agricole primitive e estensive: in pianura prevalgono i cereali e i legumi, in collina la vite e l'ulivo. L'occasionalità dei contatti a lunga distanza rende superflua la rete viaria congegnata dai romani che quindi è destinata a cadere in rovina e ciò contribuisce a rendere i collegamenti rari e insicuri.
Tuttavia permane una notevole differenza tra il nord dell'Europa in cui il clima rigido rende il paesaggio più ostile e selvaggio, e il meridione del continente, più romanizzato e più clemente sotto il profilo meteorologico.
Attorno ai villaggi si collocano le aree coltivate con tecniche agricole primitive e estensive: in pianura prevalgono i cereali e i legumi, in collina la vite e l'ulivo. L'occasionalità dei contatti a lunga distanza rende superflua la rete viaria congegnata dai romani che quindi è destinata a cadere in rovina e ciò contribuisce a rendere i collegamenti rari e insicuri.
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martedì 29 marzo 2011
Contro le razzie dei Longobardi anche l'hospitalitas fu inutile
Cacciati dagli Avari, i Longobardi lasciarono la Pannonia per giungere, attraverso il Fiuli, in Italia nel 568 (o 569 secondo alcuni storici), sotto la guida de re Alboino. Subito presero il controllo delle principali città della pianura padana: Treviso, Vicenza, Verona, Milano e Pavia. la successiva penetrazione nella penisola venne invece porta avanti su iniziativa di singoli duchi, ( da cui sarebbero sorti i ducati di Spoleto e Benevento). La carica regia difatti era utilizzata come elemento unificante nelle condizioni critiche di guerra e migrazioni, per il resto i centri di potere facevano capo alle singole tribù spesso in lotta tra loro. Questa conflittualità interna è all'origine degli omicidi che avevano colpito Alboino (572) ed il suo successore Clefi (574) e del successivo vuoto del potere centrale durato per un decennio fino all'elezione di Autari nel 584.
I Longobardi erano una popolazione che a differenza di altri barbari avevano avuto pochi contatti con la cultura romana. Un'estraneità che in questo primo periodo si tradusse in saccheggi, chiese devastate , espropri, eliminazione della classe senatoria nella penisola reduce da venti anni di guerra tra goti e bizantini.
Per questo risultarono con loro problematici i tentativi di applicare il diritto di hospitalitas ( la concessione di un terzo delle terre o delle tasse ai nuovi dominatori) e ciò produsse un vero e proprio esproprio di terre che la popolazione non aveva finora mai dovuto subire. Questa netta separazione tra Longobardi e gente romani segnò un punto si frattura tale che alcuni storici fanno partire il Medioevo proprio in concomitanza con l'invasione longobarda.
I Longobardi erano una popolazione che a differenza di altri barbari avevano avuto pochi contatti con la cultura romana. Un'estraneità che in questo primo periodo si tradusse in saccheggi, chiese devastate , espropri, eliminazione della classe senatoria nella penisola reduce da venti anni di guerra tra goti e bizantini.
Per questo risultarono con loro problematici i tentativi di applicare il diritto di hospitalitas ( la concessione di un terzo delle terre o delle tasse ai nuovi dominatori) e ciò produsse un vero e proprio esproprio di terre che la popolazione non aveva finora mai dovuto subire. Questa netta separazione tra Longobardi e gente romani segnò un punto si frattura tale che alcuni storici fanno partire il Medioevo proprio in concomitanza con l'invasione longobarda.
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domenica 26 dicembre 2010
L'Italia longobarda e bizantina. Città e campagna: la penisola divisa in due
Almeno nel primo periodo in cui i Longobardi cercarono di consolidare la loro presenza in Italia essi rimasero lontani dalle città, identificate come i luoghi privilegiati dalla popolazione degli sconfitti. Questa tendenza era favorita dall'organizzazione tribale dei Longobardi, che li aveva accompagnati nella loro ondata migratoria e che li caratterizzò anche nella fase dell'insediamento nei territori occupati. Difatti i clan familiari , denominati fare, guidati dal loro duca, si insediarono in preesistenti villaggi rurali o ne fondarono di nuovi (in cui spesso vi era la presenza del toponimo "Fara"). La separazione tra il mondo rurale controllato dagli invasori Longobardi, e quello cittadino in cui risiedevano le popolazione eredi del vecchio sistema romano impedì qualsiasi interazione tra i due gruppi.
Sul piano della geopolitica peninsulare le cose non andavano meglio. Tra i domini longobardi al Nord ( dal Friuli, al Piemonte per poi comprendere, Emilia, Toscana, Liguria e Corsica) e quelli meridionali del ducato di Benevento e di Spoleto si frapponevano i territori controllati dai bizantini insediati a Ravenna- sede del governatore o esarca - , sul litorale veneto e istriano e nelle cinque città della costa adriatica (Pentapoli): Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia ed Ancona. Un territorio collegato alla Roma dei Papi da un lungo corridoio che passava per Perugia. I Bizantini controllavano anche la Puglia , la Calabria e nel loro complesso rappresentavano per le popolazione indigene un forte punto di riferimento della civiltà romana.
Sul piano della geopolitica peninsulare le cose non andavano meglio. Tra i domini longobardi al Nord ( dal Friuli, al Piemonte per poi comprendere, Emilia, Toscana, Liguria e Corsica) e quelli meridionali del ducato di Benevento e di Spoleto si frapponevano i territori controllati dai bizantini insediati a Ravenna- sede del governatore o esarca - , sul litorale veneto e istriano e nelle cinque città della costa adriatica (Pentapoli): Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia ed Ancona. Un territorio collegato alla Roma dei Papi da un lungo corridoio che passava per Perugia. I Bizantini controllavano anche la Puglia , la Calabria e nel loro complesso rappresentavano per le popolazione indigene un forte punto di riferimento della civiltà romana.
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mercoledì 24 novembre 2010
Cimabue ( Cenni di Pepo)
Cenni di Pepo , detto Cimabue,(Firenze 1240 circa. - Pisa, dopo il 1302) era pittore assai noto ai contemporanei tanto da essere citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Al giorno d'oggi invece delle sue opere e della sua stesa biografia si hanno pochissime notizie certe; la stessa cronologia della sua vita è oggetto di vivaci discussioni fra gli storici dell’arte.
Cimabue nasce nella prima metà del XIII secolo e si forma artisticamente nell'ambiente fiorentino. Il Crocifisso eseguito tra il 1265 e il 1270 per la chiesa di San Domenico ad Arezzo è la prima testimonianza della sua attività pittorica. Nel 1272 viene documentata la sua presenza a Roma, dove probabilmente eseguì dei lavori oggi andati perduti.
Pochi anni dopo rientra a Firenze per eseguire la Croce per la chiesa di Santa Croce a Firenze, oggi conservata nel vicino Museo dell’Opera.
Cimabue raggiunge una grande fama e fioccano le commissioni: si reca prima a Pisa, dove esegue per la chiesa di San Francesco una tavola della Maestà oggi conservata al Museo del Louvre a Parigi, e poi a Bologna con la Vergine in trono nella chiesa di Santa Maria dei Servi.
Il capolavoro di Cimabue sono gli affreschi eseguiti all'incirca nel 1280 ad Assisi nella basilica superiore di San Francesco. Allo stesso periodo risale la Maestà destinata alla Chiesa di Santa Trinita e oggi visitabile al Museo degli Uffizi.
L'ultime notizie documentate sull'attività di Cimabue sono del 1301-1301 a Pisa al realizzazione della figura a mosaico di San Giovanni per l'abside del Duomo.
Cimabue nasce nella prima metà del XIII secolo e si forma artisticamente nell'ambiente fiorentino. Il Crocifisso eseguito tra il 1265 e il 1270 per la chiesa di San Domenico ad Arezzo è la prima testimonianza della sua attività pittorica. Nel 1272 viene documentata la sua presenza a Roma, dove probabilmente eseguì dei lavori oggi andati perduti.
Pochi anni dopo rientra a Firenze per eseguire la Croce per la chiesa di Santa Croce a Firenze, oggi conservata nel vicino Museo dell’Opera.
Cimabue raggiunge una grande fama e fioccano le commissioni: si reca prima a Pisa, dove esegue per la chiesa di San Francesco una tavola della Maestà oggi conservata al Museo del Louvre a Parigi, e poi a Bologna con la Vergine in trono nella chiesa di Santa Maria dei Servi.
Il capolavoro di Cimabue sono gli affreschi eseguiti all'incirca nel 1280 ad Assisi nella basilica superiore di San Francesco. Allo stesso periodo risale la Maestà destinata alla Chiesa di Santa Trinita e oggi visitabile al Museo degli Uffizi.
L'ultime notizie documentate sull'attività di Cimabue sono del 1301-1301 a Pisa al realizzazione della figura a mosaico di San Giovanni per l'abside del Duomo.
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domenica 21 febbraio 2010
La cripta del monastero di Jouarre
L’abbazia di Jouarre, una delle sette presenti nella Marna fu fondata nel VII secolo da Adone, sulla scia dell’apostolato compiuto nella zona dall’irlandese San Colombano. Tra gli edifici del complesso monastico di particolare pregio la cripta della basilica cimiteriale di Saint-Paul, che rappresenta una delle più rilevanti testimonianze dell’arte precarolingia.
La cripta venne costruita su iniziativa del vescovo Agilberto, ritiratosi intorno al 670 presso il monastero amministrato dalla sorella, la badessa Teodechilde, ove fu sepolto.
La cripta, posta in origine dietro l’abside della Chiesa, è suddivisa in tre navate con una doppia fila di colonne marmoree, con volte a crociera che nel XII secolo, furono costruite a sostituite l’iniziale copertura piana o a volta a botte.
La ricchezza delle forme e l’uso dei materiali non locali testimoniano della destinazione aristocratica della costruzione. Le colonne provengono da antichi monumenti andati in rovina, mente i capitelli sono stati appositamente scolpiti. Alcune di essi hanno forme corinzie, altre sono di tipo composito ma tutti sembrano provenire da officine situate nel VII secolo sui Pirenei e trasportati prima via mare e poi sulla Senna e sulla Marna.
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martedì 29 dicembre 2009
Buffalmacco
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lunedì 30 novembre 2009
Bonanno Pisano
Scultore e architetto pisano del XII secolo, è uno dei grandi protagonisti del romanico in Italia, stile a cui da un originale lettura fondendo elementi classici nell’inquadratura , bizantini, e oltremontani nella composizione. Di lui si ha la prima notizia nel 1174 con l’inizio dei lavori del Campanile del Duomo, la celeberrima “torre pendente”.
Ma la sua attività prevalente fu quella di scultore: nel 1180 esegue la Porta Reale in bronzo del Duomo di Pisa, poi distrutta dall’incendio del 1565. Negli stessi anni realizza la Porta di San Ranieri, posta nel transetto destro del Duomo: nelle imposte in bronzo vi sono venti formelle che rappresentano i principali episodi della Vita di Cristo. Nel 1186 esegue la Porta della Cattedrale di Monreale ( firmata Bonanno civis pisanus), contenente raffigurazioni di Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Assieme a Porta di San Ranieri essa rappresenta la completa maturità dell’artista: entrambe le opere infatti si distinguono per la facilità narrativa e la coerenza formale dell’insieme.
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giovedì 6 agosto 2009
I Berlinghieri: Berlinghiero, Barone, Matteo e Bonaventura
I Berlinghieri furono una famiglia di pittori attivi nel XIII secolo principalmente a Lucca. Il capostipite fu Berlinghiero Berlinghieri autore di numerosi Crocifissi fra i quali quello da lui firmato del Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, eseguito tra il 1210 e il 1220. Un altro crocifisso a lui attribuito, databile tra il 1230 e il 1235 è conservato al Museo di San Matteo a Pisa. In tali opere è evidente l'influenza dell'arte bizantina , trasmessa anche ai figli Bonaventura, Marco e Barone, la cui attività arriva a solcare l'ulti mo quarto di secolo del Duecento.
Dell’attività di Barone Berlinghieri ci rimangono alcuni crocifissi lignei tra i quelli quello situato nel piccolo borgo toscano di Montefegatesi; di Marco, oltre ai crocifissi conosciamo le miniature, come quelle della Bibbia nella cattedrale di Lucca e gli affreschi conservati nella chiesa di Santo Stefano a Bologna.
Il più conosciuto tra i figli di Berlinghiero è Bonaventura, la cui attività a Lucca è documentata tra il 1228 e il 1274. Nel 1235 Bonaventura realizza la pala d'altare denominata San Francesco e sei episodi della sua vita, eseguita per l’omonima chiesa di Pescia. Si tratta di una delle prime immagini del santo di Assisi, da poco beatificato nel 1228. Nel 1244 Bonaventura decora con uccelli e altri motivi ornamentali profani la camera dell’arcidiacono della cattedrale di Lucca, ( lavoro oggi andato perduto) . Dal 1250 è documentata l'attività dell'affermata bottega di cui Bonaventura era titolare: in essa giovani apprendisti potevano imparare l’arte della pittura; di questi conosciamo il nome di Lupardo di Benincasa, tra l'altro figliastro del pittore. L'ultima notizia di Bonaventura Berlinghieri in vita è risalente all'anno 1274
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domenica 24 maggio 2009
Benedetto Antelami
Nato intorno al 1150 Benedetto Antelami fu scultore e architetto attivo fra il 1170 e il 1220. Faceva parte probabilmente di quei costruttori provenienti dalla valle d’Intelvi noti con il nome di "magistri Antelami" (magister Antelami). Il suo nome sembra derivare proprio dalla sua provenienza geografica.
Benedetto Antelami curò la sua formazione artistica in Francia, fra la Provenza e l'Ile de France. La sua mano è stata riconosciuta in alcuni capitelli del chiostro di Saint-Trophime ad Arles, eseguiti intorno al 1165-1170. Giunto in Italia, il maestro prestò la sua opera in varie regioni dell’Italia settentrionale. A Parma si occupò inizialmente della sistemazione del coro della Cattedrale, lavoro del quale rimangono oggi la cattedra episcopale e un bassorilievo con la Deposizione datato 1178, già parte di un pulpito quadrangolare, oggi collocata alla destra del transetto del Duomo di Parma.
Fra il 1170 e il 1190 Benedetto Antelami fu anche impegnato nella costruzione del Duomo di Borgo San Donnino, l'attuale Fidenza, eseguendo i rilievi della facciata, rimasta incompiuta. Dal 1196 guidò i lavori di costruzione e decorazione del Battistero di Parma, che rappresentano il suo capolavoro in stile romanico. Per esso realizzò i meravigliosi rilievi policromi dei portali e la decorazione degli interni in cui si possono ammirare sculture di tema religioso, (la Fuga dall'Egitto la presentazione di Gesù al tempio) e profano, quali la raffigurazione dei “mesi” e delle stagioni.
Vengono attribuiti a Benedetto anche il progetto per la chiesa di Sant’Andrea a Vercelli, primo esempio in Italia di gotico francese, e due sculture di leoni nella chiesa di San Lorenzo a Genova, parte di un perduto pulpito.
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domenica 8 marzo 2009
Arnolfo di Cambio
Arnolfo è documentato come attivo nella bottega di Nicolò Pisano fra il 1265 e il 1267 per la costruzione del pulpito del Duomo di Siena e forse anche dell'arca di San Domenico a Bologna. Del maestro seguì la linea classicista a cui aggiunse una ricerca di uno dimensione più razionale nelle strutture architettoniche In virtù delle sue aperture verso il gotico transalpino riguardanti sopratutto le innovazioni architettoniche c'è chi ipotizza anche che la sua formazione sia avvenuta anche nel cantiere cistercense della chiesa di San Galgano, in provincia di Siena
Alla fine degli anni Settanta lo scultore si reca in Umbria, probabilmente al seguito della bottega di Nicola e Giovanni Pisano a cui venne commissionata la Fontana Maggiore a Perugia. Sicuramente di Arnolfo è la Fontana Minore di Perugia, oggi smembrata.
In quello stesso periodo gli vengono commissionati molti lavori anche a Roma: Per Carlo d’Angiò nel 1277 eseguì un grande ritratto marmoreo conservato oggi nei Musei Capitolini, espressione di un maestoso classicismo, e parte di un monumento celebrativo oggi perduto. Arnolfo esegue delle opere anche per la chiesa romana; è suo il monumento sepolcrale di Bonifacio VIII, un tempo facente parte della controfacciata dell'antica basilica di San Pietro e oggi conservato in parte nelle grotte vaticane.
negli anni Novanta Arnolfo rientrò a Firenze: qui gli venne affidato il progetto per la cattedrale di Santa Maria del Fiore, per la quale fu posta la prima pietra nel 1296; per la facciata di quella Chiesa eseguì anche alcuni gruppi scultorei conservati nel Museo dell’Opera del Duomo. A Arnolfo di Cambio vengono tradizionalmente attribuiti nell'ultima parte della sua vita, ( morì nel 1302) i progetti della Chiesa di santa Croce e del palazzo dei Priori, poi ridenominato palazzo vecchio
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domenica 8 luglio 2007
Hastings(1066)
sulla battaglia di hastings (1066) che consegna il trono inglese ai normannni con Guglielmo il Conquistatore. segnalo questo utile post del blog Fatti e Misfatti
http://isidestoria.splinder.com/post/12880068/Hastings
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domenica 3 giugno 2007
Corrado IV e Manfredi
sul forum Storia e Poltica pubblicato breve riassunto delle vicende della Casa sveva alla morte di federico II ed in particolare del conflitto tra il suo erede Corrado IV e Manfredi per il regno di Sicilia.
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IL conte Ugolino
il conte Ugolino della gherardesca che Dante mette tra i traditori nel XXXIII canto. dell'Inferno. Alcuni tra i migliori link che ho trovato:
http://www.ladante.it/dantealighieri/hochfeiler/inferno/person/ugolino.htm
http://www.ilnarratore.com/anthology/alighieri/CantoXXXIIIit.PDF
http://cronologia.leonardo.it/storia/aa1282c.htm
http://www.pisahistory.it/gioco/conte-ugolino.html
http://www.tuttostoria.net/focus_recensione_medio_evo.asp?id=120
http://www.ladante.it/dantealighieri/hochfeiler/inferno/person/ugolino.htm
http://www.ilnarratore.com/anthology/alighieri/CantoXXXIIIit.PDF
http://cronologia.leonardo.it/storia/aa1282c.htm
http://www.pisahistory.it/gioco/conte-ugolino.html
http://www.tuttostoria.net/focus_recensione_medio_evo.asp?id=120
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