Tra il 1894 e il 1897 , a sud del tempio di Dendara gli archeologi inglesi Morgan e Flinders Petrie rinvennero un sito di di grande rilievo in un piccolo villaggio sul Nilo , Naqada, che darà il nome alla cultura preistorica egizia. Vennero riportati alla luce resti di attività umane comprese in un'intervallo di 500000 anni, con asce e utensili risalenti al Paleolitico inferiore
Durante il periodo denominato Naqada I (4000-3500 a.C.) è attestata la presenza di insediamenti vicino a Hierapoli ( Alto Egitto) con l'introduzione del mattone crudo e dei forni per la ceramica e la capacità di cuocere il pane e produrre la birra. Con la Naqada II (3500-3300 a.C.) la civiltà si estese verso nord fino a giungere al delta del Nilo.
Seguì una fase con clima più arido che costrinse i residenti a creare sistemi di irrigazione per l'agricoltura e vide l'introduzione della pala. E' in questa fase che si registra il proliferare di fenomeni artistici con ceramiche di svariate forme, riccamente decorate. Sono stati ritrovati anche sepolcri contenenti corpi mummificati naturalmente avvolti da bende di lino. I panni costituivano anche il corredo funerario a indicare la presenza già in quell'epoca di rituali similreligosi
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sabato 29 gennaio 2011
domenica 27 aprile 2008
L'uomo prestorico fu a rischio di estinzione
40000 anni fà la specie umana era a rischio estinzione a causa delle a ride condizioni climatiche cui furono interessati i nostri più antichi antenati dell'Africa meridionale e orientale, che costrinse la società primitiva a cercare nuove aree per la loro sopravvivenza. . E' quanto risulta da una ricerca genetica condotta da un'equipe di scienziati internazionali e pubblicata sulla rivista scientifica American Journal of Human Genetics. Una teoria che viene ritenuta molto attendibile all'interno della comunità scientifica perchè basata sul fatto ormai ritenuto certo che in quel periodo le comunità umane si erano ridotte a poche centinaia di individui, un numero la cui esiguità giustifica tale rischio.
leggi l'articolo ( Repubblica.it)
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venerdì 18 aprile 2008
RICOSTRUITA LA VOCE DEL NEANDERTHAL
l'antropologo Robert McCarthy, professore universitario in Florida, ha ricostruito il funzionamento della laringe e messo a punto il suono della voce dell'uomo di Neanderthal
"Il linguaggio dei Neanderthal secondo le nostre ricostruzioni - ha spiegato Robert McCarthy - mancherebbe del suono delle vocali estreme, /a, i, u/, vocali che invece contraddistinguono il parlare contemporaneo. Le vocali estreme sono le basi del linguaggio, facile capire quindi che ascoltare un uomo di Neanderthal oggi potrebbe apparire lievemente differente dalla nostra maniera di riprodurre suoni".
LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO SU REPUBBLICA.IT
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"Il linguaggio dei Neanderthal secondo le nostre ricostruzioni - ha spiegato Robert McCarthy - mancherebbe del suono delle vocali estreme, /a, i, u/, vocali che invece contraddistinguono il parlare contemporaneo. Le vocali estreme sono le basi del linguaggio, facile capire quindi che ascoltare un uomo di Neanderthal oggi potrebbe apparire lievemente differente dalla nostra maniera di riprodurre suoni".
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