Il tempietto longobardo di Cividale, eretto nella parte meglio difesa dell'abitato friulano e risalente all'VIII secolo, è una delle testimonianze più interessanti e meglio conservate dell’architettura longobarda.
La struttura dell'edificio comprende un'aula occidentale rialzata con volta a crociera che si chiude verso il presbiterio orientale suddiviso in tre navatelle da coppie di colonne che sostengono un architrave rettilineo, da cui si inserisce una copertura di volte a botte per ciascuna delle absidiole. Accanto a materiali di spoglio risalente all'epoca romano troviamo strutture architettoniche ( basi, fusti, capitelli) realizzati per l'occasione.
Particolarmente interessante la decorazione parietale a stucco ( secondo alcuni studiosi risalente a un periodo successivo) in particolare quella relativa alla controfacciata con Sei regali Sante in altorilievo incorniciate da rosette stellate incise: le figure femminile si distinguono per l'eleganza delle proporzioni e la ricercatezza nelle espressioni del volte che presentano pochi eguali nella scultura contemporanea. Pregevole anche la decorazione naturalistica della ghiera dell'arco con i tralci di vite penduli . Degli affreschi originali ci sono rimasti invece pochi episodi: un Cristo tra gli arcangeli Gabriele e Michele e una schiera di martiri.
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mercoledì 11 gennaio 2012
venerdì 12 agosto 2011
La deposizione di Cristo di Benedetto Antelami
La deposizione di Cristo , bassorilievo in marmo rosa realizzato da Benedetto Antelami, è un opera facente parte di un pulpito andato distrutto , risalente al 1178 circa, e conservata nella cattedrale di Parma. In alto a destra l'opera viene firmata dall'autore.
La scena è riquadrata entro un tralcio vegetale riprodotta con incisione a niello e i nomi dei personaggi sono iscritti ad illustrazione della scena, come in un codice miniato.
Il corpo di Cristo viene staccato dalla croce da Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea. Alla destra di Gesù sono raffigurati i credenti: le pie donne , l'apostolo Giovanni, la Vergine Maria e la personificazione della Chiesa; dall'altro lato sono rappresentati i pagani rappresentati dai soldati che si dividono la veste di cristo, i centurioni e dalla sinagoga alla quale l’arcangelo Raffaele abbassa la testa in segno di cecità. La divisione tra cristiani e pagani è sottolineata dalla personificazione del sole e e della luna astri che rappresentano il bene e il male.
La scena del bassorilievo è divisa in due parti uguali dalla croce, il cui lato corto delimita l'altezza dello spazio. Ad essa si allineano gli angeli in volo, disposti come un prolungamento della croce.
Le figure si dispongono ordinatamente al di sopra della cornice inferiore ; il loro geometrico e pesante panneggio serve a creare giochi di luce e ombre. I soldati sulla parte destra sono disposti su piani paralleli: si tratta di un accorgimento con cui l'Antelami cerca di evidenziare la profondità spaziale.
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lunedì 11 luglio 2011
Taddeo Gaddi, pittore innovativo sulle orme di Giotto
Taddeo Gaddi, figlio del pittore Gaddo Gaddi, nacque a Firenze intorno al 1300. Secondo quanto riportato da Cennino Cennini nel suo trattato " Libro dell'Arte", Taddeo fu il figlioccio di Giotto e si sarebbe formato artisticamente nella sua bottega di Firenze dove lavorò per 24 anni. La sua prima importante opera compiuta autonomamente databile tra il 1332 e il 1338 sono gli affreschi con le Storie della Vergine nella cappella Baroncelli in Santa Croce a Firenze, per la quale lo stesso Giotto dipinse la tavola d'altare con l'Incoronazione della Vergine. Taddeo instaurò con i frati francescani di Santa Croce un rapporto assai proficuo sotto il profilo professionale con altre prestigiose commissioni tra le quali ricordiamo le formelle realizzate per il reliquario della sacrestia, oggi distribuite tra la Galleria dell'Accademia a Firenze e il Museo di Berlino, e la decorazione nel refettorio del convento. Dopo la morte di Giotto, Taddeo divenne uno dei più prestigiosi pittori di Firenze e la sua fama lo portò a lavorare anche al di fuori della città: nel 1342 realizza i grandi affreschi con le Storie di Giobbe nel Camposanto monumentale a Pisa; nel 1355 la Madonna con Bambino in Trono per l'abbazia di San Lucchese a Poggibonsi, oggi conservata negli Uffizi . Se l'influenza del suo maestro rimane evidente in tutte le sue opere, tuttavia Taddeo sviluppa un suo stile pittorico originale in particolare con le sua ricerca delle varie sfumature di luce. La sua "Apparizione dell'Angelo ai pastori" ( 1338) viene considerata dalla critica il primo esempio di luce notturna nella pittura occidentale. Alla morte di Taddeo probabilmente nel 1366, la sua bottega verrà portata avanti dai figli Giovanni e Agnolo Gaddi, anch'essi pittori di larga fama.
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mercoledì 23 febbraio 2011
Duccio di Buoninsegna
Nato a Siena nel 1255 ca. Duccio di Buoninsegna già in giovane età dovette rendersi indipendente come pittore giacché esistono documenti risalenti al 1278 che certificano pagamenti di varie opere andate perdute. Nel 1285 gli viene commissionata dalla compagnia dei Laudesi della Maestà, nella Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. Il dipinto noto come "Madonnna Rucellai" risente dell'influenza di Cimabue e si trova oggi nella Galleria degli Uffizi. Risalente allo stesso periodo è la Madonna dei Francescani, conservata nella Pinacoteca di Siena. Nel 1287-88 Duccio realizza la grande vetrata del duomo di Siena, raffigurante l'Assunzione e l'Incoronazione della Vergine a cui è dedicata la Cattedrale. Per la stessa chiesa viene commissionata all'artista la pala d'altare completata nel 1311. Il polittico, parzialmente compromesso nella conservazione , si conserva oggi nel locale Museo dell’Opera. L'affresco rinvenuto p nel Palazzo Pubblico di Siena, raffigurante forse la Sottomissione del Castello di Giuncarico al Comune di Siena avvenuta nel 1314 è probabilmente riferibile all'opera tarda dell'artista che muore nel 1318-19 circa.
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giovedì 9 dicembre 2010
Santa Maria del Naranco
Posizionato a tre Km da Oviedo, fu edificato nel IX secolo come palazzo non sacro dal re delle Asturie Ramiro, e fu trasformato in Chiesa nell'XI secolo quando venne dedicato alla Madonna. Strutturato su due piani si distingue per la perfezione della struttura muraria e delle sculture decorative.
In ogni piano troviamo un ambiente centrale cui si affiancano due vani laterali, sopra i quali si colloca una volta a botte in tufo. Nelle logge dei lati brevi sono presenti archi con ritmo ternario con al di sopra trifore; la sala centrale è scandita da arcate cieche ; le pareti sono animate cromaticamente dalla decorazione a spirale dei fusti delle colonne; i capitelli corinzi presentano rilievi antropomorfi e zoomorfi con fasce cordonate che ne delimitano i campi.
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mercoledì 24 novembre 2010
Cimabue ( Cenni di Pepo)
Cenni di Pepo , detto Cimabue,(Firenze 1240 circa. - Pisa, dopo il 1302) era pittore assai noto ai contemporanei tanto da essere citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Al giorno d'oggi invece delle sue opere e della sua stesa biografia si hanno pochissime notizie certe; la stessa cronologia della sua vita è oggetto di vivaci discussioni fra gli storici dell’arte.
Cimabue nasce nella prima metà del XIII secolo e si forma artisticamente nell'ambiente fiorentino. Il Crocifisso eseguito tra il 1265 e il 1270 per la chiesa di San Domenico ad Arezzo è la prima testimonianza della sua attività pittorica. Nel 1272 viene documentata la sua presenza a Roma, dove probabilmente eseguì dei lavori oggi andati perduti.
Pochi anni dopo rientra a Firenze per eseguire la Croce per la chiesa di Santa Croce a Firenze, oggi conservata nel vicino Museo dell’Opera.
Cimabue raggiunge una grande fama e fioccano le commissioni: si reca prima a Pisa, dove esegue per la chiesa di San Francesco una tavola della Maestà oggi conservata al Museo del Louvre a Parigi, e poi a Bologna con la Vergine in trono nella chiesa di Santa Maria dei Servi.
Il capolavoro di Cimabue sono gli affreschi eseguiti all'incirca nel 1280 ad Assisi nella basilica superiore di San Francesco. Allo stesso periodo risale la Maestà destinata alla Chiesa di Santa Trinita e oggi visitabile al Museo degli Uffizi.
L'ultime notizie documentate sull'attività di Cimabue sono del 1301-1301 a Pisa al realizzazione della figura a mosaico di San Giovanni per l'abside del Duomo.
Cimabue nasce nella prima metà del XIII secolo e si forma artisticamente nell'ambiente fiorentino. Il Crocifisso eseguito tra il 1265 e il 1270 per la chiesa di San Domenico ad Arezzo è la prima testimonianza della sua attività pittorica. Nel 1272 viene documentata la sua presenza a Roma, dove probabilmente eseguì dei lavori oggi andati perduti.
Pochi anni dopo rientra a Firenze per eseguire la Croce per la chiesa di Santa Croce a Firenze, oggi conservata nel vicino Museo dell’Opera.
Cimabue raggiunge una grande fama e fioccano le commissioni: si reca prima a Pisa, dove esegue per la chiesa di San Francesco una tavola della Maestà oggi conservata al Museo del Louvre a Parigi, e poi a Bologna con la Vergine in trono nella chiesa di Santa Maria dei Servi.
Il capolavoro di Cimabue sono gli affreschi eseguiti all'incirca nel 1280 ad Assisi nella basilica superiore di San Francesco. Allo stesso periodo risale la Maestà destinata alla Chiesa di Santa Trinita e oggi visitabile al Museo degli Uffizi.
L'ultime notizie documentate sull'attività di Cimabue sono del 1301-1301 a Pisa al realizzazione della figura a mosaico di San Giovanni per l'abside del Duomo.
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martedì 12 ottobre 2010
La chiesa di San Pedro della Nave: apogeo dell'arte visigota
Databile attorno al 680 d.c., la chiesa monastica di San Pedro della Nave si trova nei pressi di Zamora nel nord ovest della Spagna e rappresenta uno delle testimonianze più riuscite di arte visigota . Benchè di piccole dimensioni, è di estremo interesse nella sua strutturazione sia nei muri che nelle volte, sia per i capitelli di pietra finemente lavorati.
L'edifico, di pianta cruciforme, si suddivide in tre navate tramite pilastri che sostengono la copertura della volta a crociera , delimitata da quattro colonne che, sui modelli architettonici antichi,non fanno parte della struttura muraria ma vengono applicate al muro. Sopra di esse troviamo i capitelli scolpiti con una abaco molto alto. In due di questi spiccano le scene di Daniele nella fossa dei leoni e del Sacrificio di Isacco, in uno spazio delimitato da foglie che rivestono lo spigolo. Arretrando il piatto piano di fondo, lo scultore ha realizzato le figure in superficie con un intaglio leggero che non sacrifica la ricerca della rotondità dei volti.
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Visigoti
domenica 16 maggio 2010
La lamina di Agilulfo
La Lamina di Agilulfo è un opera prodotta da orafi longobardi del VII secolo attualmente conservata nel Museo nazionale del Bargello a Firenze.
La scena mostra il re Agilulfo che siede in trono come un imperatore romano in una scena di trionfo; ai lati troviamo le vittorie alate ed il suo seguito.
Il sovrano longobardo dalla lunga barba è in una posa rigida e frontale, mentre benedice con la mano destra e stringe la spada con la sinistra. Ad assisterlo due guerrieri, con indosso armature sul modello germanico con scudi borchiati; sul capo elmi conici con pennacchio .
Le vittorie aprono il corteo dei vinti che si prostrano supplici con le mani protese per rendono omaggio ad Agilulfo; dietro di loro si vedono due scudieri che portano le corone dei vinti, a riconoscimento dell'acquisita autorità del trionfatore.
L'opera pur caratterizzata da rozzezza nelle forme, evidenzia però un senso plastico e la ricerca di un modellato tondeggiante da parte degli artisti . Pregevole anche la descrizione dettagliata dei costumi dei personaggi raffigurati
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Longobardi
sabato 17 aprile 2010
Pietro Cavallini
Pietro Cavallini ( 1273-1321) è stato un pittore romano attivo fra Duecento e Trecento. Benchè assai apprezzato dagli storiografici i documenti sulla sua vita sono frammentari. La prima opera in cui egli mostra appieno le sue capacità sono i mosaici dell’abside della chiesa di Santa Maria in Trastevere risalenti al 1290 circa, e commissionati da Bertoldo Stefaneschi. In essi troviamo il clima del gotico pregiottesco con influenze di Cimabue e Duccio da Boninsegna,anche se in lui vi è il difetto della mancanza di proporzioni nelle figure. In quegli stessi anni lavora agli affreschi di Santa Cecilia in Trastevere, la stessa chiesa per la quale contemporaneamente Arnolfo di Cambio realizzava il ciborio datato 1293. Dopo il trasferimento nel 1305 della corte papale ad Avignone per Cavallini si ebbe un periodo di minori commesse. Nel 1308 si trasferì alla corte di Roberto d'Angiò a Napoli per il quale decorò la chiesa di Santa Maria Donnaregina, la cappella di San Paolo in Duomo, la cappella Brancaccio nella chiesa di San Domenico maggiore. verso il 1320 Pietro Cavallini rientrò a Roma e su incarico di papa Giovanni XXII realizzò la sua ultima opera: una decorazione a mosaico della facciata di San Paolo fuori le Mura.
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giovedì 1 aprile 2010
L'arte longobarda
Il termine "arte longobarda" ha acquisito negli ultimi tempi una connotazione storica più che etnica: con esso si indica il complesso delle opere artistiche realizzate durante il periodo di dominazione germanica in Italia, cioè da quando quel popolo germanico valicò le Alpi fino per creare un regno nell'Italia centro settentrionale fino al termine di quel dominio avvenuto con la conquista da parte di Carlo magno nel 774. Negli oggetti di produzione longobarda, per lo più le armi ed i gioielli ritrovati nelle loro tombe, posso no essere rintracciati i tratti caratteristici di tutta l’oreficeria barbarica dove il vivace cromatismo, ottenuto mediante l'uso di smalti e pietre preziose, è abbinato alla semplicità delle forme di tipo geometrico. Durante la dominazione longobarda la scultura si incentra sopratutto sull'arredo architettonico con motivi decorativi a rilievo; dai tratti assai più incerti invece risultano le produzioni figurative tozze e piatte. Tuttavia in questo periodo emergono opere di grande qualità come gli affreschi di Castelseprio ed il tempietto di Cividale, a testimonianza che il retaggio della cultura antica non è andato del tutto perduto.
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giovedì 4 marzo 2010
La fioritura artistica nella Spagna visigota del VII secolo
Proprio mentre in altre parti d’Europa, e specialmente in Italia, l’arte era in pieno declino, in Spagna durante il regno visigoto si andò registrando una notevole fioritura artistica con la creazione di forme di assoluta bellezza e notevole originalità, dovuta anche al fatto che i Visigoti intensificarono i contatti con l’Africa e ridussero quelli con il mondo latino.
Pregevole fu l’architettura visigota del VII secolo: allora vennero costruite piccole chiese a pianta breve e larga e abside rettangolare, in cui la varietà dei motivi decorativi si univa alla sapienza costruttiva ereditata dai Romani. Toledo divenuta nel 580 capitale del regno, diventa il centro di irradiazione di questa nuova scuola architettonica caratterizzata dalla ricchezza dei fregi scultorei in cui si mischiano elementi differenti: quelli classici e bizantini e le influenze africane, egiziane e siriache. Un elemento di discontinuità con il passato risiede nelle tipologie dei capitelli costruiti in pietra nella Spagna gota che così abbandona il marmo tipico dello stile classico. Una tradizione che nemmeno l’invasione araba riuscirà a fermare, come testimoniato dalle chiese asturiane del del IX e X secolo, costruite secondo i canoni dettati dai visigoti.
Pregevole fu l’architettura visigota del VII secolo: allora vennero costruite piccole chiese a pianta breve e larga e abside rettangolare, in cui la varietà dei motivi decorativi si univa alla sapienza costruttiva ereditata dai Romani. Toledo divenuta nel 580 capitale del regno, diventa il centro di irradiazione di questa nuova scuola architettonica caratterizzata dalla ricchezza dei fregi scultorei in cui si mischiano elementi differenti: quelli classici e bizantini e le influenze africane, egiziane e siriache. Un elemento di discontinuità con il passato risiede nelle tipologie dei capitelli costruiti in pietra nella Spagna gota che così abbandona il marmo tipico dello stile classico. Una tradizione che nemmeno l’invasione araba riuscirà a fermare, come testimoniato dalle chiese asturiane del del IX e X secolo, costruite secondo i canoni dettati dai visigoti.
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domenica 21 febbraio 2010
La cripta del monastero di Jouarre
L’abbazia di Jouarre, una delle sette presenti nella Marna fu fondata nel VII secolo da Adone, sulla scia dell’apostolato compiuto nella zona dall’irlandese San Colombano. Tra gli edifici del complesso monastico di particolare pregio la cripta della basilica cimiteriale di Saint-Paul, che rappresenta una delle più rilevanti testimonianze dell’arte precarolingia.
La cripta venne costruita su iniziativa del vescovo Agilberto, ritiratosi intorno al 670 presso il monastero amministrato dalla sorella, la badessa Teodechilde, ove fu sepolto.
La cripta, posta in origine dietro l’abside della Chiesa, è suddivisa in tre navate con una doppia fila di colonne marmoree, con volte a crociera che nel XII secolo, furono costruite a sostituite l’iniziale copertura piana o a volta a botte.
La ricchezza delle forme e l’uso dei materiali non locali testimoniano della destinazione aristocratica della costruzione. Le colonne provengono da antichi monumenti andati in rovina, mente i capitelli sono stati appositamente scolpiti. Alcune di essi hanno forme corinzie, altre sono di tipo composito ma tutti sembrano provenire da officine situate nel VII secolo sui Pirenei e trasportati prima via mare e poi sulla Senna e sulla Marna.
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martedì 29 dicembre 2009
Buffalmacco
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martedì 8 dicembre 2009
Il battistero di Poitiers
Il battistero di Poitiers, considerata la più antica costruzione cristiana della Francia, si innalza sulle fondamenta di un battistero paleocristiano che aveva la centro di una sala quadrata una piscina ottagonale. Durate l’età merovingia modificò il suo aspetto e venne trasformata in una chiesa a pianta cruciforme.Vennero ricostruiti i muri perimetrali con pietre allungate e mattoni; per ciò che concerne la pianta vennero aperte delle absidi: l’abside orientale con perimetro poligonale, quelle sporgenti sui lati avevano forma quadrate mentre oggi sono semicircolari.
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