Il riavvicinamento tra Romani e Sanniti ( 341 A.c.) mise in allarme i popoli del Lazio Meridionale, Latini, Volsci e Aurinci per le ripercussioni sulla politica di espansione che Roma perseguiva con sempre maggiore fermezza. Si creavano così le condizioni per arrivare a una guerra aperta con i Latini. All’origine del conflitto ci fu la nuova richiesta di aiuto dei Sedicini ai Latini, che stavolta decisero di intervenire in forze portando dalla loro parte anche i Capuani. A Capua la fazione popolare aveva preso il sopravvento su quella aristocratica filo romana. L’iniziativa dei Latini portò dunque alla rottura definitiva con i Romani ai quali si associarono nella guerra i Sanniti. Nel primo anno il teatro della guerra fu la Campania che i Romani raggiunsero per vie interne attraversando i territori degli alleati Marsi e Peligni; di fatti la via Latina e la via che attraversava la regione pontina liungo il tracciato della futura via Appia erano sotto il controllo dei Latini e dei Volsci.. La prima battaglia fu combattuta ad Viserim, cioè ai piedi del Vesuvio ( 340 A.c) ; inizialmente la situazione volse a favore dei latino-campani ; a ribaltare la situazione fu il gesto della devotio compito da uno dei due comandanti P Decio Mure ( l’altro T. Manlio Torquato mise a morte il proprio figlio che era uscito fuori dai ranghi prima dell’ordine di battaglia) che si gettò con il suo cavallo in pieno assetto da guerra contro i nemici per riversare su di se le presunte colpe che il suo esercito aveva nei confronti degli dei. Il sacrificio di Decio Mure ebbe l’effetto di rinvigorire il morale dell’esercito e la vittoria arrise ai Romani. I Latini e i Campani andarono allora ad attestarsi sul Garigliano ma a Tritano sulla foce del Liri, subirono un altro rovescio. I Campani a questo punto si staccarono dall’alleanza: a Capua gli aristocratici filo romani avevano di nuovo preso il sopravvento. I Latini fecero rientro nel Lazio inseguiti dai Romani che stavolta passarono attraverso la zona costiera. In un disperato tentativo di resitenza, Latini, Volsci di Priverno, Velletri e Anzio, Tiburtini e Prenestini fecero fronte comune ma furono nuovamente sconfitti dai Romani ai Campi Fenectani, nella Pianura Pontina ( 339 a.c.) . Di conseguenza i Romani sciolsero la Lega Latina ( 338 A.c) e le città che vi facevano parte vennero incorporate nello Stato romano. In tal modo gli abitanti di Aricia e Lanuvio divennero cittadini romani a tutti gli effetti. I culti locali vennero assorbiti dai romani e le magistrature sopravvissero anche se mantennero un ruolo solo religioso e amministrativo. Le colonie che facevano partre della lega latina e le città di Tivoli, Praeneste, Gora e Lavinio rimasero formalmente autonome ma a essa fu vietata ogni forma di assemblea politica. Da ora in poi tutte le colonie dipenderanno direttamente da Roma.
In generale tutte i membri della lega latina furono privati di molti dei loro territori e persero lo ius connubii e lo ius commercii con Roma. Sui territori confiscati a Latini e Prenestini si stabilirono coloni romani a cui vennero assegnati lotti di tre iugeri e su quel territrio successivamente verranno create tre tribù : Maecia, Scaptia e Ofentina. Roma regolò i suoi rapporti con Cuma e Capua e con altre città minori tra cui Suessula ( dove nel 341 a.c era stata combattuto l’atto finale della prima guerra sannitica): lo scambio dei dirtti civili inizialmente riservato ai soli aristocratici venne successivamente esteso a tutti gli abitanti delle città campane. In questo modo tra Romani e Campani vennero a crearsi gli stessi rapporti esistenti tra Romani e Ceriti permettendo la sopravvivenza delle autonomie locali sul piano amministrativo, economico e religioso. Agli abitanti di Cuma venne imposto di versare un indennità annua di 450 dracme agli aristocratici che divennero così un punto di forza nei rapporti tra Campania e Roma. La presenza romana nella regione venne rafforzata con l’assegnazione a coloni di territori confiscati, primo passo per la successiva costituzione di una nuova tribù, la Falerna . Affinché non ci fosse soluzione di continuità tra territorio romano e campano anche alle città di Formia e Fondi che si trovavano in mezzo nella zona volsco-aurunca venne concesso lo scambio dei diritti cvili. In tal modo il territorio che Roma controllava direttamente o indirettamente tramite colonie latine o città con cui vigeva lo scambio dei diritti civili si estese dai monti Cimini, nell’Etruria meridionale fino alla Campania settentrionale per un’estensione di oltre 6000 km2 quasi doppia rispetto a quella precedente alla guerra latina.
Grazie a una serie di riforme ( quella costituzionale delle leges Liciniae Sextiae, quella dell’esercito, e quella economica che aveva portato a un notevole sviluppo della ricchezza) Roma nel giro di mezzo secolo dalla conquista di Veio alla guerra latina era divenuta una delle potenze di maggior rilievo della penisola capace di attrarre a se città di antica tradizione come Caere, Cuma e Capua.
Visualizzazione post con etichetta Capua. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Capua. Mostra tutti i post
venerdì 5 aprile 2019
Roma sconfigge la Lega Latina (338 a.C) e associa Cuma e Capua
Etichette:
Caere,
Capua,
Cuma,
Decio Mure,
Prenestini,
Roma repubblicana,
Sanniti,
storia di Roma
giovedì 29 dicembre 2016
La deditio di Capua a Roma e la prima guerra sannitica
Per garantirsi la sicurezza della navigazione in Etruria e in Campania, i Romani oltre a stipulare il trattato del 348 con Cartagine furono protagonisti di una serie di vicende politiche e militari in cui furono coinvolti il Lazio, l’alta Campania e i Sanniti che culmineranno nel totale controllo della regione laziale da parte romana.
La penetrazione romana in Campania ebbe come punto di partenza il tentativo dei Sanniti di spingersi nell’alta Campania in uno di quei movimenti periodici che avevano condotto alcuni loro gruppi ad insediarsi a Cuma e Capua e a dare vita a partire dalla seconda metà del V secolo a.C. alla cosiddetta civiltà osca, data dall’incontro tra gli abitanti campani di origine greco-etrusca e gli stessi Sanniti. Ad essere vittime di una di queste incursioni fu stavolta il popolo dei Sidicini, che era stanziato nella valle tra il Liri e il Volturno. I Sidicini chiesero inizialmente aiuto ai Latini, i quali però preferirono non intervenire, probabilmente trattenuti dai loro alleati Romani timorosi di vedere incrinarsi i buoni rapporti con i Sanniti. In seconda battuta i iedicini si rivolsero a Capua contro la quale allora mossero i Sanniti. Di fronte a tale minaccia a loro volta i Capuani si volsero ai Romani.
A Roma si confrontavano due fazioni, una filosannitica favorevole al consolidamento dell’alleanza del 354 con i Sanniti, l’altra guidata dalla famiglia dei Deci, che di origine campana, spingeva perché si sviluppassero rapporti più intensi con la Campania. Ma c’era di mezzo il patto di amicizia con i Sanniti e i Romani non volevano venire meno alla fides che ne era il fondamento. A toglierli da questo impaccio ci pensarono gli stessi Capuani, che forse su suggerimento romano, con un atto formale, la deditio, cedettero tutto quanto apparteneva a Capua, abitanti edifici pubblici e privati, alla piena proprietà dello stato romano. In questo modo i Romani, accorrendo a difendere quanto da loro acquisito in proprietà, non ritennero di aver violato in alcun modo il patto con i Sanniti. qualche critico moderno ha voluto vedere in questo particolare tramandatoci dalla tradizione un'invenzione annalistica volta a giustificare un effettivo voltafaccia dell’accordo con i Sanniti; ma la deditio era un istituto di diritto pubblico in voga nel tempo e dunque non entra in contraddizione con il seguito degli avvenimenti.
Ne derivò quella che la tradizione ha tramandato come prima guerra sannitica che però si risolse in un paio d’anni ( 343-341) e senza scontri di particolare importanza. L’area del conflitto si limitò ai monti da cui i Sanniti scendevano per le scorrerie in pianura. In base a questi elementi alcuni critici moderni hanno negato alla prima guerra sannitica validità storica reputandola un antedatazione di avvenimenti riferentesi all’inizio della seconda guerra punica. Dopo la vittoria romana si giunse al ristabilimento della pace con i Sanniti. Venne effettuato lo sgombero della Campania da entrambe le parti e ciò diede via libera ai Sanniti nei confronti dei Sidicini che peraltro già rientravano nella loro zona d’influenza in base all’accordo del 354.
Per i momento né Sanniti né Romani avevano interesse a radicalizzare il conflitto: i Sanniti erano inespugnabili nelle loro montagne ma non disponevano di un'organizzazione militare capace di affrontare i Romani in campo aperto. Questi ultimi avevano sperimentato le difficoltà di operare in un territorio così lontano, cosa che aveva provocato anche alcuni episodi di insofferenza all’interno delle esercito, poi risolti con il rientro a marce forzato dei contingenti rivoltosi. Contestualmente i Romani strinsero vincoli di amicizia con l’aristocrazia campana che protessero dalla prospettiva incombente di nuove infiltrazioni sannitiche
La penetrazione romana in Campania ebbe come punto di partenza il tentativo dei Sanniti di spingersi nell’alta Campania in uno di quei movimenti periodici che avevano condotto alcuni loro gruppi ad insediarsi a Cuma e Capua e a dare vita a partire dalla seconda metà del V secolo a.C. alla cosiddetta civiltà osca, data dall’incontro tra gli abitanti campani di origine greco-etrusca e gli stessi Sanniti. Ad essere vittime di una di queste incursioni fu stavolta il popolo dei Sidicini, che era stanziato nella valle tra il Liri e il Volturno. I Sidicini chiesero inizialmente aiuto ai Latini, i quali però preferirono non intervenire, probabilmente trattenuti dai loro alleati Romani timorosi di vedere incrinarsi i buoni rapporti con i Sanniti. In seconda battuta i iedicini si rivolsero a Capua contro la quale allora mossero i Sanniti. Di fronte a tale minaccia a loro volta i Capuani si volsero ai Romani.
A Roma si confrontavano due fazioni, una filosannitica favorevole al consolidamento dell’alleanza del 354 con i Sanniti, l’altra guidata dalla famiglia dei Deci, che di origine campana, spingeva perché si sviluppassero rapporti più intensi con la Campania. Ma c’era di mezzo il patto di amicizia con i Sanniti e i Romani non volevano venire meno alla fides che ne era il fondamento. A toglierli da questo impaccio ci pensarono gli stessi Capuani, che forse su suggerimento romano, con un atto formale, la deditio, cedettero tutto quanto apparteneva a Capua, abitanti edifici pubblici e privati, alla piena proprietà dello stato romano. In questo modo i Romani, accorrendo a difendere quanto da loro acquisito in proprietà, non ritennero di aver violato in alcun modo il patto con i Sanniti. qualche critico moderno ha voluto vedere in questo particolare tramandatoci dalla tradizione un'invenzione annalistica volta a giustificare un effettivo voltafaccia dell’accordo con i Sanniti; ma la deditio era un istituto di diritto pubblico in voga nel tempo e dunque non entra in contraddizione con il seguito degli avvenimenti.
Ne derivò quella che la tradizione ha tramandato come prima guerra sannitica che però si risolse in un paio d’anni ( 343-341) e senza scontri di particolare importanza. L’area del conflitto si limitò ai monti da cui i Sanniti scendevano per le scorrerie in pianura. In base a questi elementi alcuni critici moderni hanno negato alla prima guerra sannitica validità storica reputandola un antedatazione di avvenimenti riferentesi all’inizio della seconda guerra punica. Dopo la vittoria romana si giunse al ristabilimento della pace con i Sanniti. Venne effettuato lo sgombero della Campania da entrambe le parti e ciò diede via libera ai Sanniti nei confronti dei Sidicini che peraltro già rientravano nella loro zona d’influenza in base all’accordo del 354.
Per i momento né Sanniti né Romani avevano interesse a radicalizzare il conflitto: i Sanniti erano inespugnabili nelle loro montagne ma non disponevano di un'organizzazione militare capace di affrontare i Romani in campo aperto. Questi ultimi avevano sperimentato le difficoltà di operare in un territorio così lontano, cosa che aveva provocato anche alcuni episodi di insofferenza all’interno delle esercito, poi risolti con il rientro a marce forzato dei contingenti rivoltosi. Contestualmente i Romani strinsero vincoli di amicizia con l’aristocrazia campana che protessero dalla prospettiva incombente di nuove infiltrazioni sannitiche
Etichette:
Capua,
Cuma,
Latini,
Roma,
Roma repubblicana,
Sanniti,
Sidicini,
storia di Roma
Iscriviti a:
Post (Atom)











