Gli Equi erano una popolazione italica che abitava fra il lago Fucino e Rieti, nelle valli dell'Aniene e dell'Imelle a contatto con Marsi Ernici e Sabini e, per un certo periodo, con i volsci.
Non possediamo iscrizioni che consentano uno studio della loro lingua è ciò rende difficile capire a quale stirpe italica appartenessero. Si è associata la forma latina del loro nome, Aequi, con alcuni nomi di località dell'Irpinia (Aecae, Aequum Tuticum ed Aeclanum) e da qui si è pensato una loro affinità con i Sanniti. Ma è anche possibile che la loro denominazione facesse riferimento ai rapporti di uguaglianza reciproca tra i loro vari gruppi. Con Aequicoli erano designati gli Equi insediati nella valle dell'Imelle.
Durante il V secolo A.C, gli Equi furono alleati dei Volsci in conflitti quasi continui con Roma ; tra questi vanno rammentati quello del 458 a. C. (sulla cui storicità molti studiosi hanno dubbi) e quella del 431 in cui i Romani conquistarono il monte l'Algido (sui colli Albani, dominante la valle del Sacco) spezzando così le relazioni con i Volsci.
Grazie alle necropoli possiamo farci un idea della loro complessa organizzazione sociale: a Corvaro di Borgorose (Rieti) è stato rinvenuto un grande tumulo sepolcrale di 50 m di diametro con circa 70 sepolture e risalenti al periodo trail VI-V sec. a. C. e l'età tardo repubblicana. Dai loro corredi appaiono chiari i contatti che gli Equi intrattenevano con i Sabini e le popolazioni dell'area picena
per ciò che concerne i rapporti con Roma essi risalirebbero al VI secolo e Tarquinio il Superbo avrebbe stipulato un trattato con gli Equi. Nella guerra del 458 ci sarebbe stato l'episodio di Cincinnato che, dopo aver liberato il console Minucio circondato dagli Equi nel suo campo, costrinse questi ultimi a passare sotto il giogo. Nel 443 gli Equi posero sotto assedio Ardea, ma furono vinti dal console M. Geganio. quindi si accamparono sull'Algido da cui partivano per le loro scorrerie nel Lazio spingendosi fino al territorio di Tuscolo e della stessa Roma; ma nel 431 guidati da Vettio Messio subirono una dura sconfitta sull'Algido da parte dittatore Aulo Postumio Tuberto . Nonostante quanto riportato dalla tradizione dei vincitori romani i continui scontri avvenuti sull'Algido sono indice di un'alternanza di successi e fanno capire quanto la situazione sia stata a lungo equilibrata e quanto gli Equi siano stati pericolosi per i romani per tutto il V secolo a.C. Nel 389 gli Equi si scontrarono nuovamente contro Roma ma vennero sconfitti da Furio Camillo presso Bola. L'anno seguente si fa riferimento a una nuova spedizione contro gli Equi che probabilmente è una reduplicazione della guerra precedente. Da quel momento gli Equi non verranno più menzionati nella tradizione romana fino al termine della seconda guerra sannitica, quando nel 304 vennero sconfitti e soggiogati definitivamente dal console P. Sempronio Sofo. Nel loro territorio vennero create due colonie militari a Carseoli e ad Alba Fucens: agli Equi fu concessa la civitas sine suffragio, e tra essi venne creata la tribù Aniensis. Anche gli Aequicoli (o Aequicolani) ottennero la civitas sine suffragio, vendendo raggrupati nella tribù Claudia
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sabato 1 maggio 2010
venerdì 30 aprile 2010
La battaglia del monte Algido ( 431 a.C.) Aulo Postumio Tuberto
L'Algidus, il Monte Algido, bastione montuoso dei Colli Albani tra l'agro tuscolano e il Veliterno era una formidabile postazione usata dagli Euqui - Aeternii hostes- per minacciare le pianure circostanti. Qui Aulo Postumio Tuberto , eletto dittatore, ottenne una decisiva vittoria per i Romani contro una coalizione di Equi e Volsci. E' il 18 giugno del 431 a.C. La conquista dell'Algido consente a Roma di sventare la minaccia degli Equi.
Durante quella battaglia Postumio Tuberto farà giustiziare suo figlio per non aver obbedito agli ordini.
Durante quella battaglia Postumio Tuberto farà giustiziare suo figlio per non aver obbedito agli ordini.
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giovedì 8 aprile 2010
L'alleanza tra Romani e Latini contro le incursioni di Equi e Volsci ( prima metà del V secolo a.C)
Durante il V sec a.C., nonostante a Roma prendesse piede la lotta interna tra patrizi e plebei, con questi ultimi organizzatisi quasi come uno Stato dentro lo Stato con propri rappresentanti ( i tribuni), la città si mostro sempre presente nelle guerre di difesa contro l’assalto dei popoli appenninici, in particolare, Volsci, Equi, Sabini. Questa aggressioni bloccarono lo sviluppo dello Stato romano, tanto più che a settentrione premevano anche gli Etruschi di Veio, con i quali comincerà un conflitto secolare che avrà il suo epilogo solo nel 396 a.c con la distruzione della città etrusca.
Sin dall’inizio del V secolo a.C. la pressione dei Volsci era molto forte: essi scesero dall’alta valle del Liri, occuparono il territorio in cui risiedevano i Musoni fino a insediarsi nella Pianura Pontina dove si stabilirono a Terracina ( da loro denominata Anxur) in maniera permanente e in modo saltuario ad Anzio. Anche gli Equi mossero dall’Appennino centrale verso la valle del Trerus ( corrispondente all’odierna Sacco) e poi nella vallata tra i colli Albani e i Lepini per poi cercare di operare congiuntamente con i Volsci in direzione di Anzio. Questi interventi convergenti verso i colli Albani da est e da sud-est spiegano il motivo dell’alleanza stipulata tra città latine dopo la vittoria su Porsenna e che nel 493 venne sottoscritta anche da Roma con il Foedus Cassianum. Nel 486 anche gli Ernici, popolazione residente a est dell’attuale Ciociaria, sottoscrissero il patto.
Il Foedus Cassianum si configurava come una vera e propria alleanza militare: una clausola stabiliva che se uno dei contraenti veniva aggredito, gli alleati gli avrebbero dovuto prestare soccorso, suddividendo poi l’eventuale bottino di guerra. Era vietato poi farsi la guerra, chiamare nemici e farli transitare sul proprio territorio. Vi era anche una clausola concernente i rapporti commerciali che stabiliva che le eventuali controversie sui contratti privati avrebbero dovuto essere regolate entro il decimo giorno dalla loro stipulazione nel luogo nel quale esse erano state concluse.
La critica moderna per un certo periodo ha contestato l’autenticità del patto, che oggi non viene più messa in discussione soprattutto per ciò che concerne la parte militare , confermata dallo stato dei rapporti vigenti con Ernici e i Latini durante il V secolo, corrispondenti a quanto ci è stato tramandato . Il testo del patto risulta essere stato presente in Roma fino all’età repubblicana avanzata in una colonna bronzea posta nel Foro.
Sia Roma, indebolita dai contrasti tra patrizi e plebei, sia i Latini andarono incontro a difficoltà in questo periodo: nel 477 l’esercito romano, costituito quasi esclusivamente da membri della gens Fabia, subì un rovescio ad opera di Veio con l’agguato del fiume Cremera e nel 460 i Sabini guidati da Appio Erdonio occuparono la Rocca Capitolina che venne liberata grazie agli aiuti provenienti da Muscolo. A loro volta i Latini si trovarono più volte in difficoltà a causa delle incursioni degli Equi, che spintisi sui Colli Albani, giungevano sul Monte Algido per cercare di prendere alle spalle Muscolo e poi sfondare a nord dove , insieme ai Volsci ,premevano sino alle mura di Roma ( la leggenda di Coriolano che si oppone ai Volsci e si riferisce proprio a queste vicende).
La figura di Cincinnato che abbandona il suo lavoro dei campi e si rimette alla volontà dei senatori che gli conferiscono l’incarico di dittatore con il compito di difendere la sicurezza di Roma dalle invasioni degli Equi, da lui battuti sul monte Algido, testimonia al di là del valore storico del racconto, del quadro sociale contadino e del sentimento patriottico di cui era permeata l’Urbe in quel tempo.
L’alleanza militare intensificò le relazioni tra Romani e Latini. Ai Latini spettava presidiare il fronte meridionale poiché Roma doveva fronteggiare a nord gli Etruschi di Veio e a nord-est i Sabini. Il comando militare veniva esercitato a turno ed è appunto da questo periodo che a Roma il magister popoli, che nel periodo di maggiore pericolo riuniva nella sua persona i poteri ordinariamente gestiti dai due consoli, cominciò a chiamarsi con ilo titolo di dittatore nome abitualmente portato dai comandanti federati delle genti latine.
I Latini fondarono due colonie: una a Norba, sui monti Lepini: da qui potevano molestare i Volsci con rapide sortite sulla pianura Pontina ; l’altra a Signia, a nord degli stessi Lepini, con la quale miravano a controllare il sud della vallata che li separava da i colli Albani nella quale si infiltravano gli Equi per tenersi aperta la via verso Anzio. Alleato dei Latini, c'era il popolo degli Ernici nel contrasto agli Equi e Volsci. Altre città come Gora , sui Lepini, Praeneste, sopra la valle del Trerus, e Tivoli, alle falde dei monti Sabini, grazie alle loro alture fortificate furono in grado di portare avanti una politica autonoma. E infatti di esse non si fa cenno nella tradizione.
Sin dall’inizio del V secolo a.C. la pressione dei Volsci era molto forte: essi scesero dall’alta valle del Liri, occuparono il territorio in cui risiedevano i Musoni fino a insediarsi nella Pianura Pontina dove si stabilirono a Terracina ( da loro denominata Anxur) in maniera permanente e in modo saltuario ad Anzio. Anche gli Equi mossero dall’Appennino centrale verso la valle del Trerus ( corrispondente all’odierna Sacco) e poi nella vallata tra i colli Albani e i Lepini per poi cercare di operare congiuntamente con i Volsci in direzione di Anzio. Questi interventi convergenti verso i colli Albani da est e da sud-est spiegano il motivo dell’alleanza stipulata tra città latine dopo la vittoria su Porsenna e che nel 493 venne sottoscritta anche da Roma con il Foedus Cassianum. Nel 486 anche gli Ernici, popolazione residente a est dell’attuale Ciociaria, sottoscrissero il patto.
Il Foedus Cassianum si configurava come una vera e propria alleanza militare: una clausola stabiliva che se uno dei contraenti veniva aggredito, gli alleati gli avrebbero dovuto prestare soccorso, suddividendo poi l’eventuale bottino di guerra. Era vietato poi farsi la guerra, chiamare nemici e farli transitare sul proprio territorio. Vi era anche una clausola concernente i rapporti commerciali che stabiliva che le eventuali controversie sui contratti privati avrebbero dovuto essere regolate entro il decimo giorno dalla loro stipulazione nel luogo nel quale esse erano state concluse.
La critica moderna per un certo periodo ha contestato l’autenticità del patto, che oggi non viene più messa in discussione soprattutto per ciò che concerne la parte militare , confermata dallo stato dei rapporti vigenti con Ernici e i Latini durante il V secolo, corrispondenti a quanto ci è stato tramandato . Il testo del patto risulta essere stato presente in Roma fino all’età repubblicana avanzata in una colonna bronzea posta nel Foro.
Sia Roma, indebolita dai contrasti tra patrizi e plebei, sia i Latini andarono incontro a difficoltà in questo periodo: nel 477 l’esercito romano, costituito quasi esclusivamente da membri della gens Fabia, subì un rovescio ad opera di Veio con l’agguato del fiume Cremera e nel 460 i Sabini guidati da Appio Erdonio occuparono la Rocca Capitolina che venne liberata grazie agli aiuti provenienti da Muscolo. A loro volta i Latini si trovarono più volte in difficoltà a causa delle incursioni degli Equi, che spintisi sui Colli Albani, giungevano sul Monte Algido per cercare di prendere alle spalle Muscolo e poi sfondare a nord dove , insieme ai Volsci ,premevano sino alle mura di Roma ( la leggenda di Coriolano che si oppone ai Volsci e si riferisce proprio a queste vicende).
La figura di Cincinnato che abbandona il suo lavoro dei campi e si rimette alla volontà dei senatori che gli conferiscono l’incarico di dittatore con il compito di difendere la sicurezza di Roma dalle invasioni degli Equi, da lui battuti sul monte Algido, testimonia al di là del valore storico del racconto, del quadro sociale contadino e del sentimento patriottico di cui era permeata l’Urbe in quel tempo.
L’alleanza militare intensificò le relazioni tra Romani e Latini. Ai Latini spettava presidiare il fronte meridionale poiché Roma doveva fronteggiare a nord gli Etruschi di Veio e a nord-est i Sabini. Il comando militare veniva esercitato a turno ed è appunto da questo periodo che a Roma il magister popoli, che nel periodo di maggiore pericolo riuniva nella sua persona i poteri ordinariamente gestiti dai due consoli, cominciò a chiamarsi con ilo titolo di dittatore nome abitualmente portato dai comandanti federati delle genti latine.
I Latini fondarono due colonie: una a Norba, sui monti Lepini: da qui potevano molestare i Volsci con rapide sortite sulla pianura Pontina ; l’altra a Signia, a nord degli stessi Lepini, con la quale miravano a controllare il sud della vallata che li separava da i colli Albani nella quale si infiltravano gli Equi per tenersi aperta la via verso Anzio. Alleato dei Latini, c'era il popolo degli Ernici nel contrasto agli Equi e Volsci. Altre città come Gora , sui Lepini, Praeneste, sopra la valle del Trerus, e Tivoli, alle falde dei monti Sabini, grazie alle loro alture fortificate furono in grado di portare avanti una politica autonoma. E infatti di esse non si fa cenno nella tradizione.
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