Il tempietto longobardo di Cividale, eretto nella parte meglio difesa dell'abitato friulano e risalente all'VIII secolo, è una delle testimonianze più interessanti e meglio conservate dell’architettura longobarda.
La struttura dell'edificio comprende un'aula occidentale rialzata con volta a crociera che si chiude verso il presbiterio orientale suddiviso in tre navatelle da coppie di colonne che sostengono un architrave rettilineo, da cui si inserisce una copertura di volte a botte per ciascuna delle absidiole. Accanto a materiali di spoglio risalente all'epoca romano troviamo strutture architettoniche ( basi, fusti, capitelli) realizzati per l'occasione.
Particolarmente interessante la decorazione parietale a stucco ( secondo alcuni studiosi risalente a un periodo successivo) in particolare quella relativa alla controfacciata con Sei regali Sante in altorilievo incorniciate da rosette stellate incise: le figure femminile si distinguono per l'eleganza delle proporzioni e la ricercatezza nelle espressioni del volte che presentano pochi eguali nella scultura contemporanea. Pregevole anche la decorazione naturalistica della ghiera dell'arco con i tralci di vite penduli . Degli affreschi originali ci sono rimasti invece pochi episodi: un Cristo tra gli arcangeli Gabriele e Michele e una schiera di martiri.
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mercoledì 11 gennaio 2012
martedì 29 marzo 2011
Contro le razzie dei Longobardi anche l'hospitalitas fu inutile
Cacciati dagli Avari, i Longobardi lasciarono la Pannonia per giungere, attraverso il Fiuli, in Italia nel 568 (o 569 secondo alcuni storici), sotto la guida de re Alboino. Subito presero il controllo delle principali città della pianura padana: Treviso, Vicenza, Verona, Milano e Pavia. la successiva penetrazione nella penisola venne invece porta avanti su iniziativa di singoli duchi, ( da cui sarebbero sorti i ducati di Spoleto e Benevento). La carica regia difatti era utilizzata come elemento unificante nelle condizioni critiche di guerra e migrazioni, per il resto i centri di potere facevano capo alle singole tribù spesso in lotta tra loro. Questa conflittualità interna è all'origine degli omicidi che avevano colpito Alboino (572) ed il suo successore Clefi (574) e del successivo vuoto del potere centrale durato per un decennio fino all'elezione di Autari nel 584.
I Longobardi erano una popolazione che a differenza di altri barbari avevano avuto pochi contatti con la cultura romana. Un'estraneità che in questo primo periodo si tradusse in saccheggi, chiese devastate , espropri, eliminazione della classe senatoria nella penisola reduce da venti anni di guerra tra goti e bizantini.
Per questo risultarono con loro problematici i tentativi di applicare il diritto di hospitalitas ( la concessione di un terzo delle terre o delle tasse ai nuovi dominatori) e ciò produsse un vero e proprio esproprio di terre che la popolazione non aveva finora mai dovuto subire. Questa netta separazione tra Longobardi e gente romani segnò un punto si frattura tale che alcuni storici fanno partire il Medioevo proprio in concomitanza con l'invasione longobarda.
I Longobardi erano una popolazione che a differenza di altri barbari avevano avuto pochi contatti con la cultura romana. Un'estraneità che in questo primo periodo si tradusse in saccheggi, chiese devastate , espropri, eliminazione della classe senatoria nella penisola reduce da venti anni di guerra tra goti e bizantini.
Per questo risultarono con loro problematici i tentativi di applicare il diritto di hospitalitas ( la concessione di un terzo delle terre o delle tasse ai nuovi dominatori) e ciò produsse un vero e proprio esproprio di terre che la popolazione non aveva finora mai dovuto subire. Questa netta separazione tra Longobardi e gente romani segnò un punto si frattura tale che alcuni storici fanno partire il Medioevo proprio in concomitanza con l'invasione longobarda.
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domenica 26 dicembre 2010
L'Italia longobarda e bizantina. Città e campagna: la penisola divisa in due
Almeno nel primo periodo in cui i Longobardi cercarono di consolidare la loro presenza in Italia essi rimasero lontani dalle città, identificate come i luoghi privilegiati dalla popolazione degli sconfitti. Questa tendenza era favorita dall'organizzazione tribale dei Longobardi, che li aveva accompagnati nella loro ondata migratoria e che li caratterizzò anche nella fase dell'insediamento nei territori occupati. Difatti i clan familiari , denominati fare, guidati dal loro duca, si insediarono in preesistenti villaggi rurali o ne fondarono di nuovi (in cui spesso vi era la presenza del toponimo "Fara"). La separazione tra il mondo rurale controllato dagli invasori Longobardi, e quello cittadino in cui risiedevano le popolazione eredi del vecchio sistema romano impedì qualsiasi interazione tra i due gruppi.
Sul piano della geopolitica peninsulare le cose non andavano meglio. Tra i domini longobardi al Nord ( dal Friuli, al Piemonte per poi comprendere, Emilia, Toscana, Liguria e Corsica) e quelli meridionali del ducato di Benevento e di Spoleto si frapponevano i territori controllati dai bizantini insediati a Ravenna- sede del governatore o esarca - , sul litorale veneto e istriano e nelle cinque città della costa adriatica (Pentapoli): Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia ed Ancona. Un territorio collegato alla Roma dei Papi da un lungo corridoio che passava per Perugia. I Bizantini controllavano anche la Puglia , la Calabria e nel loro complesso rappresentavano per le popolazione indigene un forte punto di riferimento della civiltà romana.
Sul piano della geopolitica peninsulare le cose non andavano meglio. Tra i domini longobardi al Nord ( dal Friuli, al Piemonte per poi comprendere, Emilia, Toscana, Liguria e Corsica) e quelli meridionali del ducato di Benevento e di Spoleto si frapponevano i territori controllati dai bizantini insediati a Ravenna- sede del governatore o esarca - , sul litorale veneto e istriano e nelle cinque città della costa adriatica (Pentapoli): Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia ed Ancona. Un territorio collegato alla Roma dei Papi da un lungo corridoio che passava per Perugia. I Bizantini controllavano anche la Puglia , la Calabria e nel loro complesso rappresentavano per le popolazione indigene un forte punto di riferimento della civiltà romana.
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mercoledì 9 giugno 2010
Cani a cavallo: i cinocefali Longobardi
Secondo quanto narratoci da Paolo Diacono nella sua "Historia longobardorum", gli antichi guerrieri longobardi durante i loro assalti a cavallo, indossavano delle maschere rituali a forma di testa di cane: i cinocefali. In questa modo spargevano il terrore tra i loro nemici alimentando la leggenda di poter schierare tra le loro fila questi mostri cinocefali.
domenica 16 maggio 2010
La lamina di Agilulfo
La Lamina di Agilulfo è un opera prodotta da orafi longobardi del VII secolo attualmente conservata nel Museo nazionale del Bargello a Firenze.
La scena mostra il re Agilulfo che siede in trono come un imperatore romano in una scena di trionfo; ai lati troviamo le vittorie alate ed il suo seguito.
Il sovrano longobardo dalla lunga barba è in una posa rigida e frontale, mentre benedice con la mano destra e stringe la spada con la sinistra. Ad assisterlo due guerrieri, con indosso armature sul modello germanico con scudi borchiati; sul capo elmi conici con pennacchio .
Le vittorie aprono il corteo dei vinti che si prostrano supplici con le mani protese per rendono omaggio ad Agilulfo; dietro di loro si vedono due scudieri che portano le corone dei vinti, a riconoscimento dell'acquisita autorità del trionfatore.
L'opera pur caratterizzata da rozzezza nelle forme, evidenzia però un senso plastico e la ricerca di un modellato tondeggiante da parte degli artisti . Pregevole anche la descrizione dettagliata dei costumi dei personaggi raffigurati
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lunedì 26 aprile 2010
Agilulfo
Agilulfo fu re dei Longobardi dal 591 fino alla morte nel 616 ( primo sovrano longobardo a morire di morte naturale) . Lontano parente del suo predecessore Autari, alla sua morte (590) ne sposò la vedova Teodolinda e nè continuò l'opera di consolidamento dello Stato. Per portare avanti tale obiettivo dovette lottare contro duchi ribelli ( in particolare contro Gaidulfo di Bergamo) e contro l'esarcato di Ravenna. A seguito della sostituzione dell'esarca riuscì a raggiungere con quest'ultimo una tregua nel 598, rinnovata di anno in anno a partire dal 603, anche perchè nel frattempo il suo regno era astato riconosciuto dall'imperatore di Oriente, Foca. Per eliminare la ribellione del duca del Friuli, Gisulfo II, si alleò con gli Avari e ne favorì la penetrazione in quella regione ( 610)
Di rilievo i suoi rapporti con il cattolicesimo: dopo aver posto assedio Roma, difesa da Papa Gregorio Magno, si ritirò in seguito a trattative e su consiglio della moglie ( anch'essa cattolica) concluse una pace con il Papa. Tuttavia non sembra che si sia mai convertito; ma acconsentì che il figlio Adaloardo venisse battezzato e tollerò la diffusione del cattolicesimo tra la popolazione longobarda.
giovedì 1 aprile 2010
L'arte longobarda
Il termine "arte longobarda" ha acquisito negli ultimi tempi una connotazione storica più che etnica: con esso si indica il complesso delle opere artistiche realizzate durante il periodo di dominazione germanica in Italia, cioè da quando quel popolo germanico valicò le Alpi fino per creare un regno nell'Italia centro settentrionale fino al termine di quel dominio avvenuto con la conquista da parte di Carlo magno nel 774. Negli oggetti di produzione longobarda, per lo più le armi ed i gioielli ritrovati nelle loro tombe, posso no essere rintracciati i tratti caratteristici di tutta l’oreficeria barbarica dove il vivace cromatismo, ottenuto mediante l'uso di smalti e pietre preziose, è abbinato alla semplicità delle forme di tipo geometrico. Durante la dominazione longobarda la scultura si incentra sopratutto sull'arredo architettonico con motivi decorativi a rilievo; dai tratti assai più incerti invece risultano le produzioni figurative tozze e piatte. Tuttavia in questo periodo emergono opere di grande qualità come gli affreschi di Castelseprio ed il tempietto di Cividale, a testimonianza che il retaggio della cultura antica non è andato del tutto perduto.
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domenica 21 marzo 2010
L'editto di Rotari, primo codice scritto di leggi dei Longobardi
Nel 643, a Pavia venne promulgato dal re Rotari (636-654) il primo codice di leggi scritte dei Longobardi: per la prima volta si affermava il il potere legiferante di un sovrano longobardo. Il codice venne scritto in lingua latina, retaggio della tradizione giuridica romana; tuttavia il contenuto era assolutamente estraneo al diritto romano trattandosi di norme tribali a cui erano state aggiunte nuove norme più recenti; ad esse rimanevano sottoposti solo i Longobardi, mentre tra i Romani rimaneva vigente il loro diritto. Il testo,a noi noto come "Editto di Rotari", è composto di 388 articoli di leggi. Rotari ammise di averlo messo insieme "con grande fatica e lunghissime veglie…, cercando e ricordando le antiche leggi dei nostri padri che non erano state scritte", ricorrendo spesso alla memoria degli anziani, custodi di norme che venivano trasmesse di generazione in generazione per via orale. Qualche decennio più tardi Il prologo dell'Editto venne integrato con l'antica storia della migrazione del popolo longobardo (Origo gentis langobardorum), un testo che, verrà utilizzato come fonte negli ultimi anni dell’VIII secolo da Paolo Diacono (720 ca.-799) per la sua Storia dei Longobardi (Historia langobardorum).
giovedì 18 marzo 2010
Dai Winilli ai Longobardi. L'origine del popolo dei "lungabarba"
La leggenda tramandataci dalla tradizione orale sulle origini mitiche dell popolo longobardo narra che, durante la migrazione dalla Scandinavia, i Winnili "tutti nel fiore della gioventù ma pochissimi di numero" uscirono vincitori dallo scontro con i più potenti e numerosi Vandali grazie all'intervento del dio Wotan. Per celare l'inferiorità numerica i Winnili si presentarono in battaglia con le loro donne, le quali avevano "i capelli sciolti intorno al viso così da farli sembrare barbe" di uomini. Il travestimento era stato loro suggerito dalla dea Frea, moglie del dio Wotan che le aveva anche invitate a disporsi in modo che il marito affacciandosi dalla sua finestra che volge ad oriente le potesse vedere. E difatti quando Wotan chiese "Chi sono questi dalle lunghe barbe?" ebbe come risposta da Fea la richiesta di fare vincere quel popolo a cui lui aveva dato il nome. Wotan la esaudì e così con il nuovo nome, nasceva un nuovo popolo.
Paolo Diacono che nell'VIII secolo scrisse la storia del suo popolo ormai convertito al cristianesimo, liquidò tale racconto come una "favola ridicola"; Tuttavia egli precisò: "È certo però che i Longobardi, che prima erano detti Winnili, furono chiamati così in un secondo tempo per la lunghezza della barba mai toccata dal rasoio". Dunque le origini dei Longobardi sono collegate al culto di Wotan-Odino, detto anche "lungabarba", una delle divinità oggetto di maggior venerazione da parte dei popoli germanici delle steppe orientali. la loro etnia si formò probabilmente all'inzio dell'era cristiana nella regione del Basso Reno o della Bassa Elba e che dopo una migrazione di più secoli si spostarono verso est, nell'odierna Austria.. Quando nel 568 il loro capoi Alboino decise di scendere verso l'Italia ad essa si unirono gruppi di Sassoni, Gepidi, Bulgari e Svevi stanziati in quella zona.
Paolo Diacono che nell'VIII secolo scrisse la storia del suo popolo ormai convertito al cristianesimo, liquidò tale racconto come una "favola ridicola"; Tuttavia egli precisò: "È certo però che i Longobardi, che prima erano detti Winnili, furono chiamati così in un secondo tempo per la lunghezza della barba mai toccata dal rasoio". Dunque le origini dei Longobardi sono collegate al culto di Wotan-Odino, detto anche "lungabarba", una delle divinità oggetto di maggior venerazione da parte dei popoli germanici delle steppe orientali. la loro etnia si formò probabilmente all'inzio dell'era cristiana nella regione del Basso Reno o della Bassa Elba e che dopo una migrazione di più secoli si spostarono verso est, nell'odierna Austria.. Quando nel 568 il loro capoi Alboino decise di scendere verso l'Italia ad essa si unirono gruppi di Sassoni, Gepidi, Bulgari e Svevi stanziati in quella zona.
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