Veio fu un antica città etrusca situata sulle rive del Cremera. Sorgeva su un'alta rupe presso l'odierna Isola Farnese a 16 km a nord di Roma.
Sviluppatasi tra il secolo VI e il V a. C, fu una delle città più potenti della Dodececapoli. Il suo dominio si estendeva su un ampio territorio, abitato fin dall'età del bronzo ,comprendente il monte Vaticano e che giungeva fino al Tevere. A causa della prossimità geografica venne in urto con Roma. Nè conseguì un'accanita lotta che vide i Veienti sconfitti dopo 10 anni di assedio, dal dittatore Marco Furio Camillo (396 a. C.). La popolazione fu ridotta in schiavitù e venduta. Il territorio fu suddiviso in quattro tribù rustiche e acquisito dallo stato romano.
La città sin dal V secolo A.C risultava dotata di fortificazioni con numerose porte, senza traccia di una topografia interna regolare. L'edificio più riconoscibile è il santuario , detto di Portonaccio, , distrutto in età romana , e avente pianta rettangolare con fosse dei sacrifici, una grande piscina e pozzi rituali. Nel sito sono state ritrovare numerose statue in terracotta dipinta(tra cui l'Apollo detto appunto di Veio, Eracle in lotta con la cerva, Ermete e testa di Turms), ora conservate nel museo nazionale di Villa Giulia.
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martedì 9 novembre 2010
mercoledì 28 aprile 2010
Roma conquista Veio ( 396 a.C.).
La conquista di Veio ( 396 A.c) da parte di Furio Camillo, il dux fatalis nominato in quella circostanza dittatore dai romani, fu un avvenimento destinato ad avere conseguenze di grande portata per i periodi successivi. La altre città etrusche non intervenendo a favore della consorella avevano dato segno di debolezza nel loro legame federale. Segnali di un arretramento delle capacità espansionistiche etrusche si erano già avute con la conquista da partte dei sanniti di Capua (423) e Cuma (421)che aveva determinato la scomparsa della loro presenza in Campania. Anche a settentrione il potere degli etruschi si andava affievolendo a cause delle sempre più frequenti incursioni di tribù dei Galli che nel 390 penetrarono nel loro territorio giungendo fino a Roma. I romani invece con la conquista di Veio liberavano il fronte settentrionale da un’insidiosa minaccia e potevano così coltivare con più tranquillità la loro naturale propensione a espandersi verso sud
Veio, situata a una ventina di chilometri da Roma, sorgeva su uno sperone roccioso che gli forniva una difesa naturale dagli assalti. A ciò si aggiungevano le robuste mura che la proteggevano. Per questo motivo sorprende la sua capitolazione dopo appena un decennio di assedio, viste le scarse possibilità tecniche fornite all’arte militare del tempo. Qualcuno ha dubitato che la campagna di guerra contro Veio sia durata effettivamente dieci anni, vedendovi un collegamento leggendario con l’epopea troiana, ma il fatto che sia riportato sia da fonti romane che etrusche fa ritenere affidabile questo dato anche da un punto di vista storico.
Un episodio relativo alla caduta di Veio in apparenza leggendario potrebbe essersi anche effettivamente svolto. Veio sarebbe caduta quando un soldato romano avrebbe rubato le viscere di animali che i Veienti sacrificavano agli dei per ottenerne la protezione; per raggiungere l’obiettivo i Romani scavarono un cunicolo sotto le mura attraverso cui un soldato penetrò rubando le viscere scarificali; quando i Veienti si accorsero del furto si sentirono perduti. Tenendo conto dell’importanza che gli Etruschi attribuivano all’interpretazione delle viscere degli animali il fatto potrebbe essere anche autentico e dimostrerebbe che le guerre in antichità si risolvevano anche con questi stratagemmi, che a noi moderni possono apparire inverosimili, ma che appaiono credibili se ricollocati nella mentalità del tempo intrisa di riferimenti al magico. D’altronde i conquistatori consideravano gli dei di Veio aventi pari dignità rispetto ai propri e ponevano ogni cura nel garantire un adeguato culto nella propria comunità dove li trasferivano. Difatti Furio Camillo con una solenne invocazione ( evocatio) invitò la più importante divinità di Veio, Giunone Regina, a lasciarsi trasportare nella nuova località dove le sarebbero stati resi onori anche superiori a quanto gli venivano conferiti dai Veienti.
Abbiamo già detto come decisivo nelle sorti del conflitto sia stato il mancato aiuto portato a Veio dagli alleati della federazione sacrale etrusca, avente il suo centro a Volsinii, nel tempio di Veltha o Voltune ( in latino Voltumna), una divinità della vegetazione in onore del quale venivano svolti periodicamente giochi ginnici panetruschi. Va detto che una comune azione militare ci fu solo occasionalmente, mentre di regola le città etrusche anche in campo militare operavano ciascuna per conto proprio. Per l’occasione avvenne una riunione confederale nella quale si decise di abbandonare al suo destino Veio che d’altronde mantenendo il suo re lucumone costituiva un eccezione nel quadro delle città etrusche in cui già governavano le aristocrazie. A ciò si aggiunga la rivalità commerciale con alcune località, in primis Caere, che condivideva maggiori interessi con Roma, ed ecco spiegato l’isolamento in cui vennero a trovarsi i Veienti ad opera dei loro stessi alleati. Veio non fu completamente distrutta ma i suoi abitanti furono per la maggior parte passati a fil di spada o ridotti in schiavitù. Le fertili campagne circostanti vennero distribuite a coloni romani che vi crearono quattro nuove tribù in aggiunta alle 21 già esistenti ( di cui 20 risalenti a Servio Tullio). I Romani occuparono i territori dei piccoli centri che avevano dato una mano a Veio: Capena, Sutri e Nepet.. Nelle due ultime località vennero create due colonie latine per tacitare la preoccupazione degli alleati Latini di fronte al repentino espandersi di Roma che estendeva il suo controllo a nord dei monti Sabatini, a ridosso dei monti Cimini, in pieno territorio etrusco. Mentre i Romani trasformavano le loro guerre da esigenze di sopravvivenza a campagne di espansione e conquista, gli Etruschi per altro verso segnavano il passo.
Veio, situata a una ventina di chilometri da Roma, sorgeva su uno sperone roccioso che gli forniva una difesa naturale dagli assalti. A ciò si aggiungevano le robuste mura che la proteggevano. Per questo motivo sorprende la sua capitolazione dopo appena un decennio di assedio, viste le scarse possibilità tecniche fornite all’arte militare del tempo. Qualcuno ha dubitato che la campagna di guerra contro Veio sia durata effettivamente dieci anni, vedendovi un collegamento leggendario con l’epopea troiana, ma il fatto che sia riportato sia da fonti romane che etrusche fa ritenere affidabile questo dato anche da un punto di vista storico.
Un episodio relativo alla caduta di Veio in apparenza leggendario potrebbe essersi anche effettivamente svolto. Veio sarebbe caduta quando un soldato romano avrebbe rubato le viscere di animali che i Veienti sacrificavano agli dei per ottenerne la protezione; per raggiungere l’obiettivo i Romani scavarono un cunicolo sotto le mura attraverso cui un soldato penetrò rubando le viscere scarificali; quando i Veienti si accorsero del furto si sentirono perduti. Tenendo conto dell’importanza che gli Etruschi attribuivano all’interpretazione delle viscere degli animali il fatto potrebbe essere anche autentico e dimostrerebbe che le guerre in antichità si risolvevano anche con questi stratagemmi, che a noi moderni possono apparire inverosimili, ma che appaiono credibili se ricollocati nella mentalità del tempo intrisa di riferimenti al magico. D’altronde i conquistatori consideravano gli dei di Veio aventi pari dignità rispetto ai propri e ponevano ogni cura nel garantire un adeguato culto nella propria comunità dove li trasferivano. Difatti Furio Camillo con una solenne invocazione ( evocatio) invitò la più importante divinità di Veio, Giunone Regina, a lasciarsi trasportare nella nuova località dove le sarebbero stati resi onori anche superiori a quanto gli venivano conferiti dai Veienti.
Abbiamo già detto come decisivo nelle sorti del conflitto sia stato il mancato aiuto portato a Veio dagli alleati della federazione sacrale etrusca, avente il suo centro a Volsinii, nel tempio di Veltha o Voltune ( in latino Voltumna), una divinità della vegetazione in onore del quale venivano svolti periodicamente giochi ginnici panetruschi. Va detto che una comune azione militare ci fu solo occasionalmente, mentre di regola le città etrusche anche in campo militare operavano ciascuna per conto proprio. Per l’occasione avvenne una riunione confederale nella quale si decise di abbandonare al suo destino Veio che d’altronde mantenendo il suo re lucumone costituiva un eccezione nel quadro delle città etrusche in cui già governavano le aristocrazie. A ciò si aggiunga la rivalità commerciale con alcune località, in primis Caere, che condivideva maggiori interessi con Roma, ed ecco spiegato l’isolamento in cui vennero a trovarsi i Veienti ad opera dei loro stessi alleati. Veio non fu completamente distrutta ma i suoi abitanti furono per la maggior parte passati a fil di spada o ridotti in schiavitù. Le fertili campagne circostanti vennero distribuite a coloni romani che vi crearono quattro nuove tribù in aggiunta alle 21 già esistenti ( di cui 20 risalenti a Servio Tullio). I Romani occuparono i territori dei piccoli centri che avevano dato una mano a Veio: Capena, Sutri e Nepet.. Nelle due ultime località vennero create due colonie latine per tacitare la preoccupazione degli alleati Latini di fronte al repentino espandersi di Roma che estendeva il suo controllo a nord dei monti Sabatini, a ridosso dei monti Cimini, in pieno territorio etrusco. Mentre i Romani trasformavano le loro guerre da esigenze di sopravvivenza a campagne di espansione e conquista, gli Etruschi per altro verso segnavano il passo.
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sabato 24 aprile 2010
Cere ( o Caere)
Cere ( in latino Caere), fu una delle principali città etrusche; fondata attorno all'VIII secolo A.C si collocata sopra una collina a 45 km a nord di Roma e a circa 6 km dal Tirreno. I greci la chiamavano con il nome probabilmente fenicio, di Agylla. Ebbe un intenso sviluppo in virtù degli intensi scambi commerciali con la Grecia e l'Oriente tramite i porti di Alsio , Pirgi (presso Santa Severa) e Punico (Santa Marinella); Nonostante facesse parte della Dodecapoli etrusca, nel 353 stipulò un trattato con Roma in base al quale entrò nello Stato romano e ai suoi cittadini venne concessa la civitas sine suffragio ( cittadinanza senza diritti politici), e vennero iscritti in appositi registri denominati tabulae Caeritum. Nell'età imperiale Caere riacquisì una certa floridezza, grazie alla protezione di Augusto e di Traiano. A 7 Km dal vecchio insediamento di Caere si trova l'odierno abitato di Cerveteri
A Fidenae primi scontri tra Roma e Veio
La presenza dei Romani sui colli Albani e il controllo su entrambi i lati della via Latina ostacolavano i piani commerciali degli Etruschi, di Veio in particolare che dovette optare per l’utilizzo di una strada più ad Est che attraversava il Tevere a Fidenae. Da qui la strada proseguiva sulla valle del Trerus, quindi sulla valle del Liri per poi giungere in Campania. Fidenae era dunque un luogo cruciale per i commerci etrusco-campani. Da qui la lunga contesa per il suo controllo tra Veio e Roma conclusa a favore di quest’ultima nel 426 A.C con la contestuale uccisione del re di Veio, Larte Tolumnio da parte di A. Cornelio Crasso che ne consacrò le spoglie opime al tempio di Giove Feretrio. Con la conquista di Fidenae, resa possibile dalla precedente pacificazione del Lazio Centrale ( e culminata nella vittoria del Monte Algido), e la presenza sulla via latina Roma aveva il controllo dei traffici commerciali verso la Campania. A rendere più solida questa posizione un antico foedus con Lavinio che impediva colpi di mano dei Volsci da sud-ovest, nella Pianura Pontina. Roma aveva inoltre rafforzato la sua testa di ponte sul Tevere, verso l’area del Gianicolo, riuscendo però a mantenere buoni rapporti con Caere, l’altra fiorente città dell’Etruria meridionale. L’amicizia con Roma nasceva dalla rivalità commerciale di Caere con Veio.
Alla fine del V sec. Si erano crete le condizioni per il predominio di Roma sul Lazio, una preminenza che si stava affermando già in età regia ma che aveva avuto una battuta d’arresto in virtù dei contrasti sociali interni tra patrizi e plebei.
In questo periodo Roma riprende a svilupparsi anche sul piano economico: ciò è dimostrato dal fatto che i questori, incaricati già in età regia dell’amministrazione finanziaria e delle istruttorie giudiziarie, vennero portati da due a quattro nel 421 a.C, diventando anche i custodi del tesoro pubblico conservato nel tempio di Saturnio e ricavato dall’incasso delle multe calcolato probabilmente in proporzione al reddito di ognuno, e non più con lo stesso importo per tutti.
Proseguì anche lo sviluppo sociale: a testimoniarlo l’accesso alla carica di questore per i plebei nel 409 a.c e la loro aumentata presenza tra i tribuni militari. Questi ultimi vennero portati nel 405 A.C da quattro a sei a indicare un incremento delle fila dell’esercito e contestualmente un aumento della popolazione.
Alla fine del V sec. Si erano crete le condizioni per il predominio di Roma sul Lazio, una preminenza che si stava affermando già in età regia ma che aveva avuto una battuta d’arresto in virtù dei contrasti sociali interni tra patrizi e plebei.
In questo periodo Roma riprende a svilupparsi anche sul piano economico: ciò è dimostrato dal fatto che i questori, incaricati già in età regia dell’amministrazione finanziaria e delle istruttorie giudiziarie, vennero portati da due a quattro nel 421 a.C, diventando anche i custodi del tesoro pubblico conservato nel tempio di Saturnio e ricavato dall’incasso delle multe calcolato probabilmente in proporzione al reddito di ognuno, e non più con lo stesso importo per tutti.
Proseguì anche lo sviluppo sociale: a testimoniarlo l’accesso alla carica di questore per i plebei nel 409 a.c e la loro aumentata presenza tra i tribuni militari. Questi ultimi vennero portati nel 405 A.C da quattro a sei a indicare un incremento delle fila dell’esercito e contestualmente un aumento della popolazione.
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